Lomokino, l’arma di distrazione di nicchia

Non contenti di averci lomotomizzati per anni (non è un refuso, l’ho proprio scritto con la “emme”) a mezzo di vere e proprie macchine giocattolo, dandoci l’alibi per realizzare pessime fotografie e ciò nonostante ottenere complimenti sperticati dagli amici, quei furbacchioni della Lomographic Society se ne sono usciti con un nuovo “oppio dei popoli”: l’immaginifica “Lomokino”.

Si tratta di una (tossisco) cinepresa meccanica che dovrebbe aggiungere la dimensione del movimento allo spirito della Lomo, permettendoci di girare “filmati” della durata di circa 45 secondi con un normale rullino fotografico da 36 esposizioni. Un rullino naturalmente e rigorosamente analogico, perché si sa, “the future is analogue”.

Convinto da un amico musicista, innamorato degli scatti della mia Lomo LC-A di fabbricazione sovietica, a procurarmi l’oggetto per girare il video di un suo delirante brano, mi sono diligentemente recato alla Fnac dove l’accrocco a manovella era in vendita a soli 59 euro (contro i 79 di listino) per i possessori della Fnac Card. Giunto a casa col trofeo in questione, non ho potuto sottrarmi al rito dell’unboxing per poi pubblicare il relativo video, che potete vedere qui sotto.

Come appare subito evidente, la Lomokino è un oggetto realizzato quasi interamente in plastica, e che al tatto trasmette subito una sensazione di una certa fragilità, che ti spinge a pensarci due volte prima di forzare uno dei suoi meccanismi, anche quello – peraltro imprescindibile – della rotella di riavvolgimento che va estratta per fare entrare il rullino nell’apposito alloggiamento.
A fronte della prevedibile “povertà” della cinepresa, va detto che il resto della dotazione della scatola la dice lunga sullo straordinario talento di marketing che hanno questi signori. C’è persino un libro intitolato “Inventing the Lomokino”, che trasforma la genesi dell’accrocco in una specie di romanzo epistolare. Ma la vera chicca è il microscopico manuale che diventa a sua volta un filmato in grado di anticipare quello che dovrebbe essere il risultato finale: una serie di fotogrammi “extrawidescreen” che vanno a comporre una specie di “sogno a scatti” senza né capo né coda, ma anche di notevole effetto per il nostro immaginario individuale.

In effetti prima dell’acquisto è sufficiente documentarsi un po’ per capire che più del risultato (su cui non si può avere quasi alcun controllo, e dovrebbe essere questo il bello), ancora una volta il gadget lomografico tende a farti innamorare del processo, come ebbi modo di approfondire in una trasmissione radiofonica, qualche mese fa.

Si tratta intanto di comprare dei rullini: tanti rullini, e questo dovrebbe far riflettere sul vero modello di business che giustifica un prezzo d’ingresso così basso. Certo, perché la Lomographic Society- nei suoi bellissimi store ma anche ormai nei negozi per amatori – ormai vende le SUE pellicole, ovviamente le più indicate per ottenere gli onirici effetti che ne sono il marchio di fabbrica.

Poi bisogna occuparsi delle riprese, che si effettuano roteando una piccola manovella che fa tanto Méliès. E qui occorre dire che il meccanismo è perfettamente studiato per assecondare la tipica serendipity del lomografo : la velocità della ripresa è infatti variabile: si possono riprendere più fotogrammi (fino a 5 al secondo, se si è svelti), velocizzando la manovella, se l’azione è particolarmente vivace o interessante, ma si può anche rallentare ad arte per cogliere dei semplici scatti in sequenza.

Poi si porta il rullino a sviluppare, e qui le cose si complicano. Perché se l’obiettivo è poi condividere il filmato in rete occorre ovviamente digitalizzare il tutto, e questo può essere fatto in due modi:

1) Sviluppare verso il positivo (e quindi usare pellicole per diapositiva o ricorrere al cross-processing), visualizzare il filmato sul Lomokinoskope compreso nella confezione e – attraverso l’apposito “smartphone holder” (da acquistare separatamente) riprendere dal visore con la videocamera di un telefonino. Quando ho letto questa cosa non ci credevo nemmeno io, ma poi ho pensato che forse il loro ragionamento poteva essere “se sono abbastanza stupidi da averlo comprato, saranno così idioti da ordinare un altro accessorio e tentare una cosa del genere”. Sconsigliato.

2) Sviluppare su negativo o su positivo, scannerizzare il rullino presso lo studio fotografico, separare tutti i fotogrammi con l’apposito programma “Autokino” e montarli in fila con un programma di video editing. Direi che è la strada che mi sento di raccomandare a tutti quelli che intendano imbarcarsi in questa avventura.

Come si vede c’è da smazzarsi un bel po’, ma – e questa è la magia che non finisce mai di sorprendere – così come è faticoso ma straordinariamente divertente usare le lomo “statiche”, dalle prime prove posso dire che è altrettanto spassoso, proprio per l’assenza di investimenti emotivi nel risultato e per l’effetto sorpresa che ne consegue, usare il catafalco a manovella di cui stiamo discettando.

Non stupisce dunque che sia già decollata una folta community di “manovellisti” che ovviamente pubblicano le loro creazioni in un apposito canale di Vimeo. Personalmente sono pronto a scommettere che anche la Lomokino sarà un successo. Del resto, quando Huxley scrisse “Il mondo nuovo”, con le sue armi di distrazione di massa, forse non pensava a cose molto diverse da ciò che oggi sono diventati Facebook e Twitter. Ecco, potremmo concludere che la Lomokino è l’ultima “arma di distrazione di nicchia”. Per non farci mancare proprio nulla.

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Antonio Pavolini lavora da oltre 15 anni nel settore dei media. Dopo una serie di esperienze nella comunicazione istituzionale, prima in agenzia e poi in azienda, dal 2009 si occupa, nell’ambito della funzione Strategy del Gruppo Telecom Italia, dell’analisi degli scenari e dell’elaborazione delle strategie nella Media Industry. Dal 2011, nell’ambito della funzione Innovazione, si occupa di valutare potenziali partnership con start-up impegnate in progetti di creazione e distribuzione di contenuti multimediali. Esperto delle issues del mercato dell’Information & Communication Technology, svolge docenze e collaborazioni in ambito accademico. Dal 2008, in particolare, è membro del Teaching Committee del Master Universitario in Marketing Management (MUMM) della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università “La Sapienza” di Roma”. Ha inoltre condotto trasmissioni radiofoniche come "Conversational“, in onda su Radio Popolare Roma nel 2010-2011, nel corso della quale ha approfondito l’impatto dei social media nell’economia, nella cultura, nella politica e nella vita quotidiana delle persone.

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