25 Aprile 2045: Uno storico ci racconta il percorso del cloud computing

Fu davvero furtivo quell’incontro, tra la necessità impellente di un uomo e la disponibilità di una macchina a ore. Così il primo cloud fu concepito in una pensione a ore, nel lontano 2000, e nacque l’abitudine di prendere in prestito risorse informatiche e pagarle a consumo. L’idea fu di servirsi dell’affittacamere di quel tempo, Amazon, che aveva trovato il modo di rivendere a ore ciò che aveva in quantità eccessiva per il suo business (vendere libri).

 In quell’epoca c’erano le ultime edizioni dei giornali, che ci riportano all’origine di uno di quei primi casi: un giovane del New York Times che intendeva digitalizzare l’archivio del suo giornale senza acquistare un nuovo sistema.

Si deve a lui, Derek Gottfrid, l’uso che decenni dopo ancora facciamo della digitalizzazione. Della carta ormai rimangono poche pagine che conserviamo come reliquie. Negli anni a seguire alcuni tentarono di replicare quel modello di cloud nella propria azienda, creando una replica privata di quell’infrastruttura (IaaS).

Questa prima applicazione ebbe un successo effimero, perché già nel secondo decennio fu un modello usato solo da poche grandi aziende e divenne di nicchia. La ragione addotta (che abbiamo digerito senza neanche fiatare) fu che i problemi di sicurezza erano ormai risolti e che i risparmi in termini di efficienza economica giustificavano sempre la cessione in outsourcing. La propaganda che accompagnava tale idea faceva presa sul portafoglio: “non più Capex, solo Opex”, e con la promessa di risparmiare nessuno si è tirato indietro.

Si è passati a dire il vero attraverso una fase ibrida, la mezza età di questo modello, come ad esempio per le piattaforme (PaaS) pronte per lo sviluppo del software applicativo. Tali implementazioni sono state solo un trampolino per avere ciò che infine tutti volevano, ossia un software come servizio (SaaS). Tutto il resto è caduto nel dimenticatoio.

Se ripercorriamo la storia informatica, tra le ragioni della nascita del cloud c’è l’evoluzione dell’hardware, che è velocissima in termini di potenza e di costo calante, rispetto alla lenta evoluzione del software. Da questi trend opposti è nata la necessità di colmare il gap. La virtualizzazione prima – e il cloud dopo – hanno riempito questo spazio. In termini informatici l’infrastruttura è adesso multi tenant; nel passato invece era dedicata solo a un utente, nel nostro caso un affittuario.

Credendo di poter fare tutto in (pseudo) libertà, con la tecnologia ci siamo spinti agli antipodi della democrazia – che è il governo del popolo. Troppe informazioni in poche mani hanno conferito un potere enorme a aziende spalleggiate da governi ingenui o dittatoriali. Oggi, 25 Aprile 2045, dopo un ventennio di potere assoluto, i cittadini hanno ripreso coscienza del pericolo corso e il ciclo del cloud computing pubblico è stato chiuso.

Dopo tanti anni dalla nascita del cloud possiamo dire che la storia ha dimostrato perché è partito con un approccio distribuito ed è finito con la massima centralizzazione. Oggi si festeggia la liberazione dei nostri dati, e si manda il vecchio modello in pensione, in una casa di riposo, pagata a ore.

Ma nessuno crede che ci resterà per molto.

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Massimo Chiriatti
Tecnologo, collabora con Università e consorzi per eventi di formazione sull’economia digitale. È un dirigente tecnico e ha continue relazioni con i CxO delle più grandi imprese italiane. Prende parte attivamente a congressi e forum su temi riguardanti in particolar modo l’innovazione dell’ICT nella digital economy. Co-fondatore di Assob.it, un’associazione senza scopo di lucro per promuovere la tecnologia Blockchain. Co-estensore del Manifesto #BlockchainItalia, membro della commissione di alti esperti nominati dal MiSE per elaborare la strategia nazionale in materia di tecnologie basate su registri condivisi e Blockchain. Ha curato l’inserto “Le monete virtuali - Lezioni di futuro” edito da Il Sole 24 Ore-Nòva100 dove pubblica articoli e modera eventi.

1 COMMENT

  1. “i cittadini hanno ripreso coscienza del pericolo corso e il ciclo del cloud computing pubblico è stato chiuso.”

    speriamo che ci si arrivi prima del 2045 a rendersi conto di certi rischi. Oltre a quelli segnalati nell’articolo, ce ne sono anche di molto più gravi anche se molto meno probabili. Li ho riassunti da un articolo USA molto più completo in “il giorno che la Terra morì di cloud computing”
    http://stop.zona-m.net/it/2011/08/il-giorno-che-la-terra-mori-di-cloud-computing/

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