Politecnico di Milano: riparte la spesa per digitalizzare la Sanità, +17% in un anno

Secondo i nuovi dati della ricerca 2015 dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano nel 2014 la spesa per la digitalizzazione della Sanità italiana ha ripreso a crescere, mostrando un +17% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 1,37 miliardi di euro, un livello che non veniva toccato dal 2010, ma che risulta comunque limitato: è pari solo all’1,3% della spesa sanitaria pubblica, circa a 23 euro per ciascun abitante.

I benefici dell’innovazione digitale in Sanità, secondo l’analisi, sono evidenti e misurabili. Ad esempio, la completa diffusione della Cartella Clinica Elettronica in Italia consentirebbe di razionalizzare le attività degli operatori sanitari e di annullare i costi di stampa e di gestione del cartaceo, consentendo di risparmiare fino a 1,6 miliardi di euro l’anno. Mentre un’offerta completa di servizi digitali agli utenti (come il download dei referti via web, la prenotazione online di esami/visite o degli accessi al centro prelievi, anche tramite App e totem self service) permetterebbe un risparmio fino a 350 milioni di euro all’anno alle strutture sanitarie, e ben 4,9 miliardi di euro l’anno ai cittadini, in termini di minor tempo per recarsi alle strutture e di attesa agli sportelli.
La consapevolezza di questi benefici oggi è presente ai vari livelli, spiega il Rapporto, ma quando dai Piani e dai “Patti” si passa ad analizzare i fatti, in termini di azioni reali intraprese e di implementazioni avviate, il quadro si fa meno confortante.

L’Innovazione digitale rappresenta una leva imprescindibile per fermare quel processo di progressivo deterioramento che rischia di rendere qualitativamente inaccettabili ed economicamente insostenibili i servizi del nostro sistema socio-sanitario e il Governo sembra finalmente muoversi nella direzione auspicata per la Sanità Digitale” afferma Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità. Il momento tuttavia resta critico: “nonostante la consapevolezza diffusa dell’importanza di un ripensamento “digitale” del sistema socio-sanitario, siamo di fronte al rischio di uno stallo istituzionale che rischia di impedire di passare dai patti ai fatti – continua Corso – occorre sostituire la tradizionale governance frammentata dell’innovazione digitale non con una centralizzata, bensì con un modello partecipato, in cui il governo centrale sia regolatore di alto livello, ed alle Regioni sia dato il compito di promuovere la crescita digitale e l’integrazione. L’istituzione da parte della Conferenza delle Regioni della Commissione speciale Agenda Digitale può dare un contributo in questa direzione.”

La spesa per ICT in Sanità
La spesa complessiva allocata alla digitalizzazione della Sanità italiana nel 2014 ha raggiunto quota 1,37 miliardi di euro (1,3% della spesa sanitaria pubblica, corrispondente a 23 euro per abitante). Dopo anni caratterizzati da tagli lineari alle spese ICT, nel 2014 tutti gli attori del sistema sanitario hanno visto un aumento dei budget dedicati all’innovazione digitale. In particolare le aziende sanitarie, che negli scorsi anni avevano visto una riduzione drastica delle spese correnti e degli investimenti in tecnologie digitali, nel 2014 hanno riavviato le iniziative di digitalizzazione, riportando il budget ICT a livelli di spesa che non venivano toccati dal 2010.
La spesa ICT è così ripartita tra i diversi attori del Sistema Sanitario Nazionale: 960 milioni di euro è la spesa sostenuta dalle strutture sanitarie (+ 20%), 325 milioni di euro sono spesi direttamente dalle Regioni (+10%), 68 milioni di euro dagli oltre 47.000 Medici di Medicina Generale, in media 1.451 euro per medico (+13%), 20 milioni di euro dal Ministero della Salute (+5%).
La Cartella Clinica Elettronica rappresenta l’ambito su cui le Aziende sanitarie italiane allocano la quota più rilevante di risorse economiche (58 milioni di euro), seguito dai sistemi di Disaster Recovery e continuità operativa (40 milioni di euro). Su questi stessi ambiti il 40% dei CIO prevede un incremento degli investimenti nel 2015. Anche per i sistemi di gestione documentale e conservazione a norma, secondo il 50% dei CIO, ci sarà un aumento degli investimenti, in parte resi necessari dagli obblighi sulla Fatturazione Elettronica verso la PA.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico: a che punto siamo?
Le incertezze “amministrative” che hanno segnato il lavoro del Ministero nella definizione del Decreto per la realizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico non hanno fermato l’operatività delle Regioni italiane che a fine giugno 2014 hanno presentato i loro piani per la realizzazione del FSE. Molte stanno avviando percorsi che, in linea con quanto auspicato nel Patto per la Sanità Digitale, porteranno a un incremento degli investimenti regionali in innovazione digitale nei prossimi anni.
La ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità mostra una conferma da parte delle Regioni della volontà di proseguire con le azioni di digitalizzazione della Sanità, ma anche un generale sentimento di sfiducia sulla capacità del Governo di indirizzare efficacemente e concretamente dal centro lo sviluppo del Fascicolo.
In parallelo, alcune Regioni si stanno muovendo sul tema dell’accessibilità e dell’interoperabilità del loro Fascicolo rispetto ai Medici di Medicina Generale e alle Aziende Sanitarie: la Provincia Autonoma di Trento, accanto a Lombardia ed Emilia Romagna, rappresenta una “best practice”, avendo già realizzato al 100% le componenti per l’accesso al suo FSE. Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, inoltre, hanno avviato un progetto sperimentale di interoperabilità a livello sovra-regionale: un progetto pilota che mira alla realizzazione dell’infrastruttura nazionale per l’interoperabilità.
Ma quanto la priorità del Fascicolo Sanitario Elettronico coincide con le esigenze sentite dai cittadini? Molto poco. La ricerca, svolta dall’Osservatorio in collaborazione con Doxa su un panel di 1.000 cittadini, rivela una pesante carenza di comunicazione e sensibilizzazione, con il rischio di rendere inefficaci gli investimenti. L’83% della popolazione italiana infatti non ha mai sentito parlare di Fascicolo Sanitario Elettronico, l’88% non sa se è attivo nella propria Regione e il 95% non ha mai cercato informazioni a riguardo.
E di Fascicolo Sanitario Elettronico si parla poco anche sul web: secondo la rilevazione effettuata da VOICES from the Blogs in collaborazione con l’Osservatorio su 400.000 commenti presenti sul web riguardanti l’eHealth solo l’11% riguarda il FSE, mentre in oltre la metà dei commenti si parla di servizi online e in un altro 26% di Telemedicina.

I servizi digitali al cittadino
I cittadini utilizzano ancora poco i servizi digitali in ambito sanitario. L’indagine svolta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità in collaborazione con Doxa rivela che solo il 13% dei cittadini ha utilizzato nell’ultimo anno la prenotazione online delle prestazioni, l’8% ha fatto un accesso ai propri documenti clinici (es. referti) e il 5% ha effettuato un pagamento online. Eppure oltre il 20% della popolazione è interessato a questo tipo di servizi.
E i cittadini sono sempre più attivi nella ricerca autonoma in rete di informazioni sulla propria salute: il 30% ricerca su internet informazioni su problemi di salute, il 19% su farmaci e terapie. Ma la maggior parte (62%) non si sente sicuro delle informazioni trovate sulla rete e chiede quindi servizi informativi più affidabili. In quest’ottica, un’opportunità molto apprezzata è quella delle “Farmacie dei servizi” che consente di ridurre i tempi e i costi per accedere ai servizi sanitari: ad oggi il 13% della popolazione ha effettuato la prenotazione di visite ed esami direttamente in farmacia e un altro 5% ha ritirato referti.
Un fenomeno che sta sempre più emergendo è quello delle App per la salute e il benessere: l’11% dei cittadini ha utilizzato nell’ultimo anno App per conoscere informazioni nutrizionali sugli alimenti e un ulteriore 11% è interessato a utilizzarle. Meno utilizzate (6%) le App per monitorare i parametri vitali (come pressione, frequenza cardiaca, ecc.), spesso connesse a dispositivi wearable (es. orologio, bracciale, ecc.), ma di interesse per il prossimo futuro. Sono spesso gli stessi medici curanti (44%) a consigliare App, anche se il passaparola rappresenta il principale canale attraverso cui i cittadini ne vengono conoscenza (47%).
“Dalla ricerca emerge come lo sviluppo di servizi digitali, potenzialmente molto apprezzati dai cittadini, rappresenti una grande opportunità per garantire qualità e sostenibilità al sistema sanitario,– afferma Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. Perché i servizi risultino efficaci, tuttavia, lo sviluppo va affiancato a una costante attenzione all’informazione, educazione ed empowerment dei cittadini, senza i quali lo sforzo e le risorse impiegate sono destinate a disperdersi”.

L’innovazione digitale per i Medici di Medicina Generale
La ricerca analizza anche l’utilizzo del digitale tra i Medici di Medicina Generale. Su un campione di 752 medici si evidenzia un aumento del 13% delle spese per l’ICT sostenute nel 2014. E l’analisi condotta in collaborazione con la FIMMG e Doxapharma rileva un elevato livello di utilizzo dei principali servizi online da parte dei Medici di Medicina Generale italiani.
Nella maggior parte dei casi i Medici di Medicina Generale accedono a servizi online per consultare referti di laboratorio o di visite specialistiche (utilizzato rispettivamente dal 55% e dal 43%), mentre i verbali di pronto soccorso e le lettere di dimissioni vengono consultati on line ancora da un numero limitato (rispettivamente il 24% e il 26%). Per comunicare con i propri pazienti, i Medici di Medicina Generale utilizzano sempre di più nuovi canali digitali come l’email (84%) e gli SMS (67%), ma il 40% usa anche Whatsapp, mentre i Social Network e i Blog/Forum non rappresentano il canale privilegiato: rispettivamente il 68% e il 63% non li utilizza e non è interessato a farlo in futuro.
La Telemedicina è un ambito di sperimentazione: solo il 6% dei Medici di Medicina Generale ha già utilizzato soluzioni di Tele-salute (es. Tele-monitoraggio) o di Tele-consulto con altri medici specialisti, ma i livelli di interesse sono elevati.

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