Open Data per l’SDG 17: Rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile

Potenziare la cooperazione internazionale per agevolare lo sviluppo sostenibile, anche e soprattutto nei Paesi in via di sviluppo: questo lo scopo dell'SDG 17 di Agenda 2030. Vediamo quali dati potrebbero essere aperti per valutare il raggiungimento dei target di questo obiettivo

Immagine distribuita da PxHere con licenza CC0

L’obiettivo che analizziamo in questo articolo risuona di nuovo tremendamente attuale rispetto a ciò che sta avvenendo anche rispetto al conflitto Ucraina-Russia. In particolare, l’obiettivo ha lo scopo di potenziare la cooperazione internazionale per agevolare lo sviluppo sostenibile, anche e soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

Nell’agenda 2030 per questo goal si afferma che, affinché tutti i traguardi previsti siano raggiunti con successo, “partenariati tra governi, settore privato e società civile” sono richiesti. Infatti, “queste collaborazioni inclusive, costruite su principi e valori, su una visione comune e su obiettivi condivisi, che mettano al centro le persone e il pianeta, sono necessarie a livello globale, regionale, nazionale e locale.”

In particolare, dal rapporto di monitoraggio ONU si afferma che “L’economia globale interconnessa richiede una risposta globale per assicurare che tutti i paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, possano affrontare crisi sanitarie, economiche e ambientali composte e parallele e riprendersi meglio. Rafforzare il multilateralismo e i partenariati globali è più importante che mai.”.

Non sembra certamente questa la direzione che stiamo prendendo come pianeta, onestamente sotto svariati aspetti, ma questo principio di collaborazioni inclusive, vale la pena sottolinearlo, è alla base del paradigma Open Data che abbiamo cercato di raccontare fin qui in tutti questi articoli della nostra rubrica.

Infatti, poiché il mondo sta diventando sempre più guidato dai dati, i governi possono fornire alcuni dei più preziosi tipi di dati alle imprese, alla società civile e al pubblico in generale, senza confini, per aumentare conoscenza e consapevolezza in svariati settori. Per fare in modo che i loro programmi Open Data abbiano successo, i governi non dovrebbero quindi solo aprire le “porte” e rendere aperti e liberi i dati. Dovrebbero impegnarsi con gli utenti attuali e potenziali dei loro dati, fornire strutture legali e politiche per l’uso dei dati, e concentrarsi sulla qualità di quelli più importanti che rispondano a diverse domande strategiche attorno a una visione comune e a obiettivi condivisi. In altre parole, se i programmi di apertura dei dati fossero fatti per bene e in maniera condivisa anche globalmente, sarebbero proprio la culla di quelle collaborazioni inclusive tra i diversi attori della società che vengono richiamate in questo specifico obiettivo e che potrebbero portare un reale valore aggiunto in termini di sostenibilità.

Per analizzare l’obiettivo 17, ci sono diverse prospettive da tenere in considerazione: i suoi traguardi infatti sono classificati secondo diverse dimensioni che vanno dalla finanza, alla tecnologia, alla capacità di sviluppo, al commercio, fino a cosiddette questioni sistemiche riguardanti la coerenza politica e istituzionale, i partenariati multilaterali e i dati, il monitoraggio e le responsabilità.

In questo articolo analizzeremo solo alcune di queste dimensioni, toccando elementi che non sono stati ancora precedentemente affrontati in altri articoli. Ad esempio, non toccheremo gli aspetti riguardanti la tecnologia. In questo obiettivo, come per altri, si ribadisce infatti la necessità dell’accesso facilitato, senza discriminazioni, alle scoperte scientifiche, alla tecnologia e all’innovazione per tutti i paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo. Dati aperti quindi sulla ricerca scientifica, sull’accesso alla banda larga come già citati e raccontati per l’obiettivo 9 rientrano sicuramente di diritto anche nell’obiettivo 17 e non saranno oggetto di ulteriore attenzione in questo caso.

I traguardi dell’obiettivo 17

Tra i tanti (diciannove) traguardi previsti per questo obiettivo, che comunque si possono trovare, per i lettori interessati, nei documenti ufficiali dell’agenda onu 2030, riassumiamo di seguito quelli oggetto di analisi rispetto all’apertura dei dati.

In particolare, l’SDG 17 prevede che:

  • nel contesto del settore finanza
    • si debba consolidare la mobilitazione delle risorse interne anche attraverso l’aiuto internazionale ai paesi in via di sviluppo per aumentarne la capacità fiscale interna e la riscossione delle entrate;
    • i paesi industrializzati devono rispettare impegni di aiuto allo sviluppo, incluso l’obiettivo di destinare lo 0.7 per cento del reddito nazionale lordo per l’aiuto pubblico allo sviluppo (rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo e reddito nazionale lordo – APS/RNL);
    • i paesi industrializzati devono mobilitare ulteriori risorse economiche per i paesi in via di sviluppo da più fonti;
  • nel contesto delle questioni sistemiche (coerenza politica e istituzionale):
    • sia necessario promuovere la stabilità macroeconomica globale attraverso il coordinamento e la coerenza politica;
  • nel contesto delle questioni sistemiche (programmi di collaborazione plurilaterale):
    • sia necessario incoraggiare e promuovere collaborazioni nel settore pubblico, tra pubblico e privato e nella società civile basandosi sull’esperienza delle partnership e sulla loro capacità di trovare risorse.

Nell’ambito del rapporto di monitoraggio ISTAT degli obiettivi dell’agenda ONU 2030, per questo obiettivo si considerano solo alcune misure statistiche riferibili a cinque dei ventiquattro indicatori di monitoraggio previsti dal framework dell’ONU per questo obiettivo. In particolare, alcuni di questi indicatori si riferiscono ad alcuni traguardi nel contesto finanza sopra riportati. Altri sono soprattutto focalizzati nel contesto della tecnologia. In generale, molti degli indicatori sono in miglioramento, soprattutto nell’ambito dell’accesso alla tecnologia (banda larga, internet e uso di internet per operazioni bancarie). C’è solo un punto ancora critico, ossia il rapporto tra Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS) e il reddito nazionale lordo che, si legge, “nel 2019 si riduce di 0,03 punti percentuali rispetto al 2018, portandosi a 0,22%”.

Questo dato è confermato anche da un’analisi di Open Polis che in due articoli ci spiega intanto che cosa si intende per cooperazione internazionale e cooperazione allo sviluppo presentando i dati italiani in linea con quanto riportato dal monitoraggio ISTAT. Inoltre, si evidenzia che il rapporto tra aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) e reddito nazionale lordo (Rnl), che l’obiettivo 17 ci chiede essere lo 0.7 entro il 2030, serve a misurare il contributo di ciascun paese in ambito di cooperazione rispetto alla propria ricchezza nazionale e ci dice, in un ulteriore articolo che alla fine del 2021 il ministro degli affari esteri italiano ha dichiarato di aver chiesto al parlamento un aumento dei fondi, sebbene ancora del tutto insufficienti per arrivare ai target di questo obiettivo sostenibilità.

Dati aperti per l’obiettivo 17

Ci sono una serie di dati che potrebbero essere aperti al fine di valutare il raggiungimento dei target di questo obiettivo. La maggior parte dei dati hanno a che fare con la collaborazione internazionale sotto diversi aspetti. Vediamo un elenco, sempre non esaustivo:

  • i dati sull’aiuto pubblico allo sviluppo. Questi sicuramente contribuiscono al calcolo dell’indicatore 17.2.1 – Aiuto pubblico allo sviluppo netto, totale e ai paesi meno sviluppati, in proporzione del reddito nazionale lordo (RNL) dei donatori del Comitato per l’aiuto allo sviluppo (DAC) dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico);
  • i dati sulla popolazione e sulla ricchezza della popolazione;
  • i dati sul bilancio dello stato, utili per calcolare indicatori quali il 17.1.1 – Entrate pubbliche totali in proporzione al PIL per fonte, e 17.1.2 – Percentuale del bilancio nazionale finanziata dalle tasse nazionali;
  • l’insieme di organizzazioni della società civile impegnate in iniziative di aiuto e cooperazione internazionale;
  • i dati sui vaccini COVID-19 donati a paesi poveri/in via di sviluppo. Questa tipologia di dati potrebbe dare la misura di quanto si possa fare, anche in ambito salute, per altri paesi meno ricchi del mondo e potrebbe aiutare nel valutare l’indicatore 17.3.1 – Risorse finanziarie aggiuntive mobilitate per i paesi in via di sviluppo da più fonti;
  • i dati sulle richieste di asilo o protezione internazionale, tema quanto mai attuale vista la situazione contingente di profughi che stanno arrivando nel nostro paese. Questo dato contribuisce a specifiche voci di spesa per l’aiuto pubblico di sviluppo prima menzionato e quindi può facilitare il calcolo complessivo degli indicatori previsti da quel target, 17.2.
  • dal precedente punto si possono poi anche derivare altri interessanti dati aperti, tipo i dati sulle spese di operazioni di salvataggio in mare, i dati sui profughi e sui flussi di profughi per ogni tipo di provenienza, i dati sulle spese relative ai rimpatri verso un paese in via di sviluppo entro i 12 mesi della richiesta, per citarne alcuni.

Lo stato di apertura di questi dati

Alla luce di quanto discusso, si segnala sicuramente che i dati sull’aiuto pubblico allo sviluppo sono dati aperti; tuttavia, sembra esserci un po’ di confusione sull’uso delle licenze aperte. Infatti si trovano due diversi siti web: quello del ministero degli affari esteri dove i dati sono scaricabili in blocco nel formato aperto CSV con licenza attribuzione e condivisione allo stesso modo CC-BY-SA 3.0 (sebbene nel footer si indichi la licenza attribuzione CC-BY, non compatibile con la CC-BY-SA, stando alle linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico; quale licenza si applica quindi?) e quello dell’agenzia italiana della cooperazione allo sviluppo (AICS) dove i dati sono tra l’altro disponibili in Linked Open Data  (anche se su questo ci sarebbe da dire molto ma non è questa la sede più appropriata!) con licenza attribuzione CC-BY. In ogni caso, tutte le licenze citate sono disponibili in vecchie versioni, già superate da altre più nuove raccomandate nel piano triennale per l’informatica della pubblica amministrazione.

Attenzione, questi particolari potrebbero sembrare da persone un po’ troppe pignole ma sono proprio questi elementi che spesso costituiscono barriere al riutilizzo dei dati. Quindi, come sempre, ottimo siano aperti, anche con una certa ricerca di qualità semantica (linked open data), ma prestare attenzione a tutti questi aspetti è di fondamentale importanza per parlare di dati bene comune sul serio!

I dati sul bilancio e sulla popolazione sono altri dati aperti del mondo della pubblica amministrazione italiana; si nota però che tutte queste categorie finora citate non sono immediatamente scopribili, cioè non sono immediatamente findable, secondo uno dei principi FAIR necessari ormai per una buona gestione dei dati, attraverso per esempio il nostro catalogo nazionale dei dati aperti. Il peccato originale? Non sono dati aperti opportunamente metadatati, come peraltro imporrebbe la normativa di riferimento ossia il Codice dell’Amministrazione Digitale che all’ articolo 1 comma 1 lettera l-ter) li definisce come dati “[..] accessibili attraverso le tecnologie digitali, comprese le reti telematiche pubbliche e private, in formati aperti e provvisti dei relativi metadati.

Quindi, se da un lato ci sono buone notizie, ma con ampi margini di miglioramento, come spesso accade si deve rilevare che non tutti i dati prima elencati sono bene comune e quindi aperti in base alle normative italiane ed europee. Ce lo dicono diversi attivisti della bella comunità open data che abbiamo in Italia che per esempio, i dati sulle donazioni di vaccini COVID-19 non sono ancora aperti. E non sono ancora dati bene comune i dati sui profughi, che scappano per esempio da guerre, anche quella più recente che conosciamo, e arrivano nel nostro Paese, come documentato anche nell’ultima newsletter dell’associazione italiana OnData.

Insomma, sulle tematiche internazionali, sui dati interessanti che questo obiettivo potrebbe portare alla luce, si può ancora fare molto per liberare conoscenza: chissà, magari scopriamo anche che il nostro percepito non corrisponde assolutamente ai fenomeni reali!

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