Progettare Smart Product? Servono relazione e fiducia

Gli Smart Product, ovvero oggetti in grado di raccogliere informazioni per adattare il proprio comportamento alle persone che li usano e al contesto in cui si trovano, si stanno via via diffondendo iniziando a diventare pervasivi in diversi settori, come per esempio la casa e la salute.

Il mercato smart home è sicuramente quello più visibile a tutti e dove si stima una crescita del 12% (CAGR) nel periodo 2018-2024, che evidenzia come il segmento continui la sua rapida espansione. In numeri percentuali già oggi il 32% delle famiglie statunitensi possiede un prodotto intelligente, cifra che sorpasserà il 50% tra 3 anni.

Chi sostiene il mercato sono gli impianti di sicurezza connessi, gli impianti luci e gli smart speaker, vero motore del settore in quanto essendo gli oggetti che danno corpo e vita agli assistenti vocali, ad oggi i centri di controllo della domotica degli ecosistemi Amazon, Google e Apple.

La rivoluzione vocale all’interno delle case – spiega Federico Piccinini, Design Practice Manager Cefrielè dovuta alla “seconda era” di questi sistemi, lanciata dagli smart speaker nel 2014, che ha chiuso la prima era composta dagli IVR, interactive voice response, che hanno popolato i risponditori telefonici di molti customer service. Ma le VUI, voice user interface, che popolano oramai molti degli speaker connessi per la casa sono le stesse che si stanno affermando sempre più come in-car voice assistant e negli oggetti medicali personali. Per questo Cefriel, già dal 2016, ha iniziato la sperimentazione con le interfacce vocali con l’obiettivo di creare un ecosistema di prodotti connessi“.

Creazione di ecosistemi connessi

Un mondo connesso a macchia di leopardo per la coesistenza di smart product e prodotti non connessi limita molto gli scenari intelligenti che si possono configurare. Se si pensa poi che alcuni prodotti hanno cicli di vita di decine di anni, si capisce che forzare la sostituzione di prodotti tradizionali con nuove versioni connesse non può essere una soluzione percorribile, per questo la strada più breve verso la connessione di prodotti nati non intelligenti passa attraverso il retrofitting e l’upgrading, accompagnata da logiche di sfruttamento della nuova connettività come massimizzazione dell’economia elettrica, la gestione dei sovraccarichi e la pianificazione intelligente di manutenzione, gestione e upgrade degli stessi.

Quali i temi prioritari nello sviluppo di Smart Product?

Nell’interazione uomo-macchina, quando la macchina è percepita come “intelligente”, occorre guidare l’utente ad una facile connessione del prodotto in un mondo fatto di tecnologie diverse, protocolli di comunicazione e accessi, password e autenticazioni che vanno impostate affinché lo smart product possa collegarsi ed iniziare ad essere smart. Importante, poi, l’introduzione e l’allenamento del nuovo utente alle possibili interazioni intelligenti che l’oggetto può supportare oltre al disegno nuovo della relazione sui fondamenti della fiducia, reversibilità e continuo controllo di quanto viene eseguito e dei dati che vengono raccolti.

Gli smart product – continua Piccinini – portano dentro di sé un cambiamento radicale: il concetto di relazione, dove l’utente non performa più task e sequenze ma esprime volontà e richieste, demandando alla capacità interpretativa dell’oggetto stesso di fare la cosa giusta. Spostare l’interazione verso una logica di relazione però vuol dire garantire un nuovo aspetto di uso che prima non erano mai entrati in gioco nella progettazione dell’esperienza: la fiducia. Fiducia verso una relazione in cui la libertà e il controllo continuano ad essere completamente in mano all’utente, fiducia in una relazione al servizio e non da monitorare costantemente ed infine una fiducia che non ci faccia sentire controllati. C’è solo una strada possibile di fronte a noi: disegnare prodotti che ci permettano di avere fiducia nei loro confronti, facendoci superare quello che oggi è ancora la strana sensazione che un oggetto possa essere il nostro miglior collaboratore”.

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