La tecnologia può essere solidale? Intervista ad Antonio Palmieri

La tecnologia diventa solidale quando è in grado di aiutare gli altri, quando è inclusiva, quando non lascia indietro nessuno, quando è sostenibile”. Antonio Palmieri, deputato Forza Italia, uno dei fondatori dell’intergruppo innovazione, definisce in questo modo la sua visione della tecnologia. Lo fa alla vigilia dell’ottava edizione di “Tecnologia Solidale”, che si svolgerà il 12 dicembre alle 17 presso la Camera dei Deputati.

Come le Istituzioni in questi anni hanno veicolato il concetto di accessibilità digitale?

La storia dell’accessibilità online dei siti della Pubblica Amministrazione risale al 2004 con la legge Stanca, che origina dalla proposta di legge Campa-Palmieri del 2002.
Questo tema, a me molto caro, non l’ho mai abbandonato e l’evento organizzato annualmente non è che uno dei modi per sensibilizzare le persone sul tema.
Ad esempio, “Tecnologia solidale” è anche un blog con post settimanale su Economy Up, in cui racconto esperienze di innovazione digitale e sociale. Sono convinto che sia necessario parlarne per far sì che ci sia, da parte dei cittadini e dei media, attenzione al tema dell’accessibilità digitale

Qual è la situazione italiana dei siti e dei documenti della Pubblica Amministrazione in termini di accessibilità?

C’è ancora molta strada da fare, in particolare per ciò che riguarda i siti della PA. Dati più precisi li presenteremo nel corso dell’evento, ma purtroppo molte amministrazioni non si sono adeguate, nonostante la legge lo imponga. Il problema è di natura culturale, perché manca un approccio di accessibilità by design. Inoltre, va sempre considerato che un sito accessibile è un sito più usabile per tutti, come avviene per l’accessibilità fisica. E mentre per l’accessibilità fisica a palazzi ed edifici in generale si sono fatti grandi passi in avanti, per quella digitale si fa più fatica. Altre interventi di tipo legislativo non sono necessari, mentre potrebbe essere utile favorire un’azione di controllo finalizzata a sanzionare le PA che non si adeguano.

Come è cambiato negli anni il concetto di tecnologia solidale?

In questi anni, il concetto di solidale si è allargato, non è rimasto confinato al solo tema dell’accessibilità. Per questo motivo in questa edizione di Tecnologia Solidale parleremo di sostenibilità digitale, ovvero di come l’innovazione tecnologica può contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale previsti da Agenda 2030. Per farlo partiremo dal presentare e commentare il Manifesto della Trasformazione Digitale per la Sostenibilità, che ci dà modo di ragionare sulla utilità della tecnologia per migliorare la vita delle persone.

Visto il dilagare dell’hate speech, possiamo affermare che non sempre si è solidali nel momento in cui si comunica attraverso strumenti digitali. Quali sono gli interventi che ritiene si possano fare?

Anche in questo caso non credo siano necessari altri interventi legislativi, quanto invece azioni educative finalizzate a sensibilizzare le persone rispetto all’uso corretto del linguaggio. Un esempio. Da anni prevale il mito, sbagliato, che i nativi digitali potessero utilizzare in modo competente, senza guida, strumenti come i social network. Dopo che la realtà ha presentato il conto, forse si inizia a capire che smanettare non equivale a essere competenti su tutte le ricadute che i social possono avere nella vita delle persone. La legge sul cyberbullismo é un esempio e adesso dobbiamo lavorare sull’aspetto culturale.

Quali le esperienze più significative di tecnologia solidale che ha incontrato in questi anni?

Devo dire che sceglierne alcune è abbastanza difficile perché molteplici sono quelle che ho intercettato e apprezzato, soprattutto di startup nate spesso da una esigenza reale, magari familiare, risolta tramite la tecnologia e poi trasformata in qualcosa da mettere sul mercato per aiutare anche altri ad affrontare un problema comune. Mi viene in mente Lorenzo Ciaccio che ha realizzato Pedius, una app che fa parlare i sordi al telefono. Altra storia interessante quella di MirrorAble, una piattaforma che aiuta la riabilitazione e il recupero dei bimbi colpiti da ictus perinatale, nata dalla necessità di Francesca Fedeli e Roberto D’Angelo, una mamma e un papà che avevano l’esigenza di curare il loro piccolo Mario. Francesca sarà tra i protagonisti dell’evento del 12 dicembre. Da un altro papà, Marco Iannacone, è nata EdiTouch, una soluzione per la dislessia ideata per suo figlio e diventata punto di riferimento per i ragazzi con bisogni educativi speciali oltre che una startup, Digitally Different. Queste sono solo alcune delle tante storie di tecnologia solidale, che fanno capire la sua utilità e quanto sia una buona cosa promuoverla e farla conoscere.

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