Sostenibilità Digitale: l’importanza di farsi domande (giuste)

Scrivere un libro, come Sostenibilità Digitale, che tratti di temi così difficili – digitalizzazione, trasformazione digitale e sostenibilità tra i principali, temi poco “capiti”, quantunque se ne parli – senza cadere nelle banalità e nelle ripetizioni è un compito tutt’altro che semplice.

Quando Stefano Epifani mi ha inviato in bozza il libro, affinché lo leggessi per dare un parere, il timore di dover affrontare una lettura noiosa, banale e piena di concetti generalisti si è insinuato in me. Timore che mi ha lasciato dopo qualche pagina e mi ha fatto vergognare di quel puerile e scolastico sentimento nel momento in cui stavo leggendo l’ultimo capitolo di quello che ha l’idea di essere un saggio senza aver compreso che è un monito alla intelligenza umana ed un urlo ripetuto a favore della libertà di scelta.

Un percorso irto di domande, di qualche ipotesi di risposta e di uno strenuo incitamento agli uomini ed alle donne di questo nostro pianeta affinché compiano scelte consapevoli, semmai non tutte corrette (nel libro non troverete mai risposte certe ma solo suggerimenti per un pensiero autonomo, libero e consapevole!) ma sicuramente importanti per il futuro dell’umanità.

Non ho capito se l’intenzione dell’autore fosse quella di scrivere un saggio che esaltasse il ruolo che il digitale, o meglio – come capirete leggendolo – la trasformazione digitale, possono e devono ricoprire nel garantirci un futuro sostenibile, nonché fare un poco di (in)formazione su quanto gli organismi nazionali e soprattutto internazionali hanno fatto e stiano facendo. Nel caso avesse voluto fare questo, gli devo dire che non c’è riuscito.

Quello che ha scritto è un trattato di filosofia con forti legami alla sociologia, alla tecnologia ed alla politica, con una concretezza e una semplicità espositive straordinarie.

E’ un libro che soprattutto fa riflettere e pensare. Sinceramente spero (e credo!) fosse questo il vero intento di Epifani.

E’ un libro che dimostra come non ci sia nulla a priori di buono o cattivo, come il destino non sia qualcosa del tutto fuori dal nostro controllo (e come non possa essere solo più un tema locale o nazionale!), come la trasformazione digitale (con tutti suoi tecnicismi e le sue opportunità) non debba essere vista solo in accezione o positiva o negativa ma come sia invece una enorme e pacifica arma da usare per la crescita (e la sopravvivenza!) di una umanità che faccia della sostenibilità una propria peculiarità, e non solo uno slogan propagandistico!

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