#DigitalChampions: chi sono?

Cos’è, e a cosa serve la Digital Championship? Come nasce quest’iniziativa fortemente voluta da Neelie Kroes, e come si sviluppa nei singoli Paesi europei? Ancora: chi sono i 25 Digital Champion incaricati dall’Europa di farsi promotori, nei rispettivi paesi, della cultura del digitale? E cosa fanno? Come annunciato dall’editoriale “#DigitalCampion: possiamo perdere questo treno” di Stefano Epifani, iniziamo un percorso finalizzato a tracciare uno stato dell’arte di questo progetto, così importante per lo sviluppo dell’Europa Digitale. Cercheremo di capirlo grazie ad un’inchiesta, condotta dalla nostra redazione, in cui cercheremo di dare una risposta a queste domande.

In questo primo appuntamento tracciamo la storia dell’iniziativa.

Lo scenario di riferimento

Digital Champions europei: 25 campioni chiamati dai rispettivi Paesi e dall’Europa per farsi, in patria, ambasciatori e testimoni per l’Agenda Digitale, presso cittadini, imprese, associazioni.

Prima La Vicepresidente Neelie Kroes, commissaria per l’Agenda digitale nel 2011, e poi il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso a febbraio 2012, hanno invitato gli stati membri a nominare un “Digital Champion”, con la missione di promuovere processi di inclusione digitale nei rispettivi Paesi. A partire da un esperimento di successo, diremmo di eccellenza, rappresentato dalla Gran Bretagna e dalla sua “Campionessa” Martha Lane-Fox. Dal modello sperimentato in Uk, che è riuscito concretamente a combattere il digital divide e promuovere la diffusione dell’ICT grazie al coinvolgimento di stakeholder non necessariamente afferenti alle istituzioni ma visibili ed influenti, ognuno nel suo settore, arriva lo stimolo a seguirne l’esempio virtuoso e replicarlo negli altri Paesi.

Ne è nato un panorama variegato e articolato, fatto di 25 professionisti provenienti dal mondo della comunicazione, imprenditori, docenti universitari e, in alcuni casi, uomini delle istituzioni.

Il modello inglese: come nasce un Campione?

Carisma pubblico e credibilità professionale: questi i due criteri di scelta per l’identificazione, nel 2009, del “Digital Inclusion Champion” Uk Martha Lane-Fox, reclutata da Gordon Brown con l’annosa responsabilità di porsi al timone di un’azione collaborativa per colmare il divario digitale che affliggeva più di 10 milioni di inglesi.

Una figura con un ruolo vicino ma indipendente dal Governo, dotata di leadership, per riscuotere l’interesse di una vasta parte di cittadini e per attrarre i media, senza dimenticare la reputazione professionale di chi ciò di cui parla l’ha fatto nel concreto. E’ quello che serve a un Digital Champion, secondo il Governo Uk, per stabilire proficue relazioni con le organizzazioni di tutti i settori. Ed è quello che ha caratterizzato l’azione di Martha Lane-Fox e dei suoi collaboratori quando hanno dato vita al progetto Race Online2012 e poi Go ON, il grande progetto con cui la Gran Bretagna sta chiamando tutti i cittadini a diventare “champion” e promuovere il digitale.

L’impegno della Lane e del suo staff si è concretizzato nella capacità di “attivare” già nel 2012 ben 1.300 organizzazioni aderenti al progetto Race Online e impegnate pubblicamente a creare 100.000 campioni digitali, più della metà dei quali già attivati. Altro risultato di rilievo, gli 11.000 utenti inglesi del web che si sono prodigati per aiutare, per un’ora, altri utenti meno esperti della rete, per effetto dell’efficace campagna “Go ON Give an Hour campaign”.

Una nazione, la Gran Bretagna, che sta perseguendo in modo integrato e sistemico, grazie alla collaborazione di istituzioni, associazioni, imprese e cittadini, l’obiettivo di diventare il Paese d’Europa non solo più digitale, ma con la maggiore e più diffusa cultura e consapevolezza del digitale.

Il modello inglese: quali le parole chiave da esportare?

Il Digital Champion Martha Lane Fox aveva l’ambizione di influenzare i maggiori leader inglesi e coinvolgerli nel processo di inclusione digitale; ci è riuscita grazie all’individuazione di un obiettivo chiaro, quello di digitalizzare le fasce di popolazione escluse dalla rete, credendo fermamente nel potere della collaborazione. Tra associazioni ma anche tra cittadini: la Lane è riuscita a spostare l’attenzione dalla criticità di non essere online, alle potenzialità di esserci. Rendendo così l’operato di tutti rilevante in termini di efficienza, crescita del mercato e responsabilità sociale.

E infine, last but not least, l’ultimo elemento è l’indipendenza. Per poter parlare con stakeholder di diversi mondi, provenienti dall’economia come dalla finanza, dall’amministrazione come dalle associazioni, è stato fondamentale essere, ed essere vista, indipendente dai poteri politici o dalle strutture dell’amministrazione. Questa autonomia, unita al carismatico “potere di convocare” le parti coinvolte nel processo, hanno permesso a Martha Lane di stringere accordi “non convenzionali”, ma forti ed orientati all’obiettivo comune.

L’esperienza dei Digital Champion europei dove e come si colloca in questo panorama? La nostra analisi parte da qui.

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