Il Web, la tattica, la strategia e la botta di fortuna

“Sai, ho preso un ragazzo che mi fa la campagna sul web..”
“Ah, un Social media manager?”
“Sì quella roba lì, credo…”
“E che esperienza ha?”
“Ah, be’ è giovane…”
“Ho capito, ma che credenziali ha?”
“Be’, mi ha fatto vedere che twitta tutto il giorno, ha un sacco di amici su Facebook, poi l’ho persino visto in tv una volta intervistato come esperto…”

Fermiamoci qui: la conversazione è immaginaria, ma mica tanto. Perché conosco decine di imprenditori e manager “analogici” che alla fine, per scegliere a chi affidare la loro promozione sul web si fidano di questi requisiti: che il Social media manager sia giovane e che passi molto tempo a “cosare” sui Social.

Ecco, non so come dirvelo, ma cercherò di essere il meno brutale possibile: non basta. Nel senso che non è sufficiente per garantire che il ragazzetto sappia gestire la comunicazione sul web il fatto che usi molto Facebook o Twitter per i cavoli suoi, ovvero per taggare gli amici, postare le foto delle vacanze. Non basta nemmeno, o meglio non è una sicurezza, che sia stato bravo a promuovere se stesso sul web, nel senso che è diventato in qualche modo noto, o almeno famoso, per i suoi status divertenti, o perché mezzo mondo ha ritwittato una sua (unica) folgorante battuta. Tutti noi, che più o meno stiamo sul web, siamo in grado ormai di fare questo: postare foto, cazzeggiare con gli amici, se ci va bene anche diventare famosi per qualche secondo per la botta di fortuna di uno status che piace e viene condiviso da mezzo mondo. La differenza però fra chi è un professionista e chi invece è solo uno che usa i Social è la stessa che passa tra uno chauffeur di limousine di lusso e uno che usa la macchina per andare in vacanza.

Il Social media manager, tanto per cominciare, non promuove se stesso, ma voi. Diffidate di chi ha profili Facebook troppo brillanti: quello pensa a diventare famoso, non a far diventare famosi i vostri prodotti. Il Social media manager bravo sui Social, come persona, è spesso defilatissimo, a stento se ne conoscono gli hobby e il volto. Ma è giusto, perché per mestiere non deve apparire lui, ma l’azienda che serve. Ma soprattutto, il Social media manager serio non è un tizio che, siccome sta sul web da secoli, conosce qualche trucchetto per diventare famoso. No, è un serio professionista che sa offrire all’azienda una strategia, cioè qualcosa che è ben di più di qualche bieca tattica per finire una volta nella vita nei tt di Twitter. Il web, come ogni altra branca del business, non può venire gestito da chi si affida, sostanzialmente, alla furbizia o alla fortuna, o alle conoscenze: deve essere invece affidato a chi sa prospettare al cliente una strategia in più fasi, differenziata per obiettivi e tempistica, che parta dal prodotto e sia cucita intorno ad esso. Per di più, che sia realistica. Chi vi promette bacchette magiche, miracolose lievitazioni dei followers, ricadute immediate nelle vendite, credetemi, nella maggioranza dei casi promette balle. Il web, come ogni altra branca del marketing, ha bisogno di un lavoro serio, puntuale e certosino alle spalle. Fatto per giunta senza troppi clamori, perché i Social sono chiacchiere, ma chi deve indirizzarle e guidare e trasformarle in business è molto meglio se lavora nell’ombra e sta molto zitto.

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