Il tempo dell’inclusione e della partecipazione. Se non ora, quando?

3 dicembre: da 32 anni questa è la data in cui ricorre la “Giornata Internazionale delle persone con disabilità” voluta dalle Nazioni Unite per richiamare appunto l’attenzione sulle quotidiane situazioni e condizioni di vita delle persone con disabilità nel mondo intero. Si tratta di una ricorrenza che porta con sé inevitabili ritualità, cerimonie, vetrine varie, passerelle politiche, “visite di cortesia”, ma ha anche la valenza di continuare ad essere l’occasione per far cultura, sensibilizzare, presentare in quello stesso giorno e nelle date che lo circoscrivono alcune iniziative particolari di accesso alla cultura, progetti di sostenibilità inclusivi, buone prassi che magari passano dall’essere un progetto pilota a lasciare la propria traccia e il proprio segno utile a qualcun altro. Come in montagna, quando il sentiero porta le evidenze di chi lo ha percorso per renderci più agevole e sicuro il cammino. Con lo slogan “Viaggiare, scoprire, conoscere…un Diritto di Tutti” la giornata italiana, che ha una pagina Facebook che la racconta, si è snodata in varie iniziative, in questa data anche i media parlano maggiormente di disabilità e per un po’ il tam tam prosegue.

handimaticaTechAbility@work contribuisce a questo spicchio di conoscenza e di cultura anche in occasione del 3 dicembre e con il piccolo grande orgoglio di aver iniziato poco più di un anno fa a parlare di queste tematiche su TechEconomy.it per la volontà illuminata di Stefano Epifani che ha voluto sfidare una cultura imperante: parlare di disabilità in un portale che non la tratta come mission specifica e, in più, di volerlo fare nell’ottica delle tecnologie e dell’innovazione. Questo significa far cultura. E in modo importante. Solitamente, infatti, i discorsi intorno alla disabilità si intrattengono nei luoghi ad hoc, adibiti, vocati a, nati per… Invece, declinare il tema in uno spazio della Rete multitarget, fortemente a vocazione social e che dialoga con il business planet su ICT e dintorni, ospitare in questo alveo di interessi una vision su tali dimensioni significa contribuire a far sì che il senso del 3 dicembre sia sempre presente anche in queste pagine digitali che offrono sempre un’occasione preziosa per sottolineare che è questo il tempo dell’inclusione e della partecipazione alla Società di tutti.

Il tema scelto per il 2014 dalle Nazioni Unite sposa poi in pieno gli intenti di “TechAbiity@work”: “Sviluppo sostenibile: la promessa della tecnologia”, intesa come strategia e strumenti tecnici per consentire più agevolmente e con maggiori opportunità l’accesso a un lavoro, per dar una migliore assistenza (basti pensare alle applicazioni del cosidetto e-Care), per sottolineare l’importanza del ruolo della tecnologia nel determinare, nfluenzare e performare il modo con cui le donne e gli uomini vivono il proprio tempo e questo in ogni epoca. Il messaggio della Giornata 2014 sottende la tecnologia come “cruciale per lo stesso futuro di oltre un miliardo di persone del mondo che vivono con una qualche forma di disabilità”.

E dunque è questo il tempo dell’inclusione anche alla luce dell’Agenda Digitale Europea con la sua strategia di crescita del vecchio continente puntata al 2020 e incentrata sulle tre parole chiave “intelligente, sostenibile, solidale”, tanto più con il Pillar VI: Enhancing digital literacy, skills and inclusion dettagliato così: “Over 50% of Europeans use the internet daily – but 30% have never used it at all! Moreover, disabled persons face particular difficulties in benefiting fully from new electronic content and services. As ever more daily tasks are carried out online, everyone needs enhanced digital skills to participate fully in society. The Digital Agenda tackles the digital divide”.

disabili-scuolaTanto più con le direttive che stanno portando nella scuola un’attenzione istituzionale e programmatica verso gli allievi con disabilità e con BES, sigla che sta per Bisogni Educativi Speciali e con un mercato editoriale scolastico che sta iniziando a puntare sulla produzione di libri digitali accessibili in tutto uguali ai testi cartacei ma capaci di interfacciarsi con i differenti funzionamenti e accessi che gli studenti con disabilità o BES possono mostrare.

Tanto più, ancora, con il processo che nella Commissione Europea ha fatto maturare l’idea di un “Manifesto per l’accessibilità”; tanto più con un rinnovato – nello slancio e nella progettualità – Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (OND) presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, istituito dalla Legge n. 18 del 3 marzo 2009 ma che nei fatti finora ha ancora poco prodotto e che da luglio può contare su un Comitato Tecnico Scientifico che dovrebbe riorganizzarne l’operatività.

Ancora potrebbe continuare l’elenco delle motivazioni per le quali sottolineare che questo è il tempo della piena e ampia partecipazione delle persone con disabilità. E tante sono le direttrici che una concreta e volenterosa azione di governo potrebbe intraprendere. Ne accenniamo uno, strategico per il nostro Paese e incentrato su un punto di vista tecnologico fortemente connotato di pubblica utilità: celebrare la Giornata Internazionale delle persone con disabilità potrebbe avvenire con un gesto concreto: rendere finalmente e davvero pienamente accessibili i siti web della Pubblica Amministrazione insieme con tutti quelli che hanno ricevuto appalti per pubblici servizi o erogano servizi di valore pubblico on line, una dimensione questa non contemplata nella Legge 4/2004 sui“Dispositivi per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici” e invece fortemente richiamata nella “Circolare 61/2013 sugli obblighi di accessibilità per la PA. La Legge 4/2004 introduceva sì il criterio di accessibilità per i siti web della pubblica amministrazione ma in tutti questi anni con difficoltà è riuscita nell’intento di far rispettare questo obiettivo se non a circa il 5% di siti sul totale. I nuovi requisiti di accessibilità, che di fatto hanno superato i criteri individuati nella Legge 4/2004, sono datati settembre 2013 e di fatto diventano applicabili a molta parte di informazioni anche fuori dal web e fino ad un contenuto e un prodotto diverso che possa essere un libro digitale accessibile: i requisiti provengono dal Decreto  del 20.3.2013, “Requisiti tecnici e i diversi livelli per l’accessibilita’ agli strumenti informatici” siglato dall’allora ministro Francesco Profumo, e sono tesi a garantire il principio fondamentale di accessibilità piena per tutti i cittadini nei confronti delle “informazioni e dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione e da tutti coloro che percepiscono fondi pubblici per lo sviluppo di servizi basati su tecnologie internet”. Il riferimento tecnico sono diventate da allora le WCAG 2.0, dodici linee guida aggiornate e condivise come sempre primariamente nell’ambito del consorzio W3C (Word Wide Web Consortium) che presiede all’individuazione di regole con le quali, fra gli altri obiettivi, utilizzare il codice affinché anche i documenti e le pagine rintracciabili sulla Rete Internet siano accessibili e, dunque, capaci di riconoscere il diritto di accesso alle informazioni di natura pubblica, istituzionale, di servizio.

esoscheletroE dunque come spesso accade nell’ambito delle disabilità, la tecnologia è già pronta da tempo: disponibile, reperibile, ripetibile e a portata di mano. I costi per assicurarsela – in termini di prodotti tecnologici o di piattaforme o professionalità progettuali e di programmazione – riescono ad avvicinarsi ad un mercato consumer molto più che in passato e commissionare un sito web accessibile non è più cosa che solo le grandi aziende possono permettersi, così come l’acquisto di un ausilio informatico per un famiglia (lì dove non passato dal Sistema Sanitario Nazionale) o, ancora, la possibilità di produrre un app accessibile.

Quel che viene dietro la tecnologia, un po’ faticando e un po’ capendo pochino dei processi e delle innovazioni che rapidamente si susseguono,  è il processo culturale insieme a quello di maturazione politica. Ma è decisamente questo il tempo. E va camminato. Perché i riverberi di un’informazione accessibile, di una tecnologia inclusiva diffusa nel concept e nella pratica vanno oltre l’assolvimento di un obbligo di legge: disegnano percorsi nuovi, accesso alle professioni, sviluppo di economia, diritti di cittadinanza.

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4 COMMENTS

  1. Én akkor jöttem rá, hogy a tésztával jól lehet lakni, amikor elkezdtem szétválasztani. Korábban a húzss-oöldséges tészta után rövid idő után éhes lettem, most a "sima" zöldséges után gond nélkül kibírom a következő étkezésig. Ki érti ezt? Én nem, de tökmindegy, mert működik. :)))

  2. bless you right after you got a whack with a ruler or a book for acting up. The little spanish kid Julio used to pee his pants every time sister Mary would call on him in class. It wasn’t his fault his 5th generation American grandparents raised him to speak only spanish!

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