Blockchain: database distribuito che semplifica la vita di PA e cittadini

La tecnologia denominata , traducibile in italiano come “catena di blocchi”, è un registro digitale salvato su più nodi connessi tra loro in una pubblica o privata.

Tale tecnologia è divenuta famosa nell’ambito delle transazioni per la moneta elettronica Bitcoin, costituendo un registro contabile in cui sono memorizzate in maniera sicura e immodificabile tutte le transazioni economiche: transazioni rese possibili dall’approvazione del 50%+1 dei nodi. Tutti i dati sono quindi soggetti a verifica “pubblica” attraverso l’ dei processi e a protocolli di governance condivisa.

Finora a dimostrare il più alto livello di interesse per il blockchain sono stati: istituti bancari, gestori di pagamenti elettronici, compagnie assicurative, ma questa tecnologia può essere di fatto utilizzata in molteplici ambiti. In particolare gli enti governativi potrebbero utilizzare la tecnologia del blockchain per creare database distribuiti ad altissimo livello di per garantire la protezione dei dati e semplificare le interazioni con i cittadini.

Un’applicazione rivoluzionaria di cui si è parlato durante la tavola rotonda: Innovare il business grazie a Finance e ICT nell’ambito del DIG.Eat 2017 – Benvenuto nel mondo reale. Una delle funzioni governative è quella di mantenere sempre aggiornati i dati dei cittadini, fornire informazioni affidabili e allo stesso tempo proteggere gli stessi dati da accessi non autorizzati o manipolazioni.

La Pubblica Amministrazione ha tutto il beneficio di sperimentare la tecnologia blockchain. Digitalizzare i dati e gestirli attraverso un’infrastruttura sicura con regole e algoritmi specifici permetterebbe di condividere automaticamente le informazioni con soggetti terzi una volta soddisfatte tutte le condizioni predefinite. Nel tempo questo sistema può consentire singoli o alle organizzazioni di avere il controllo diretto sulle informazioni che la Pubblica Amministrazione gestisce e conserva. Un livello di trasparenza che non avrebbe eguali. La storia dei dati sarebbe completamente trasparente e qualunque tipo di manomissione può essere rilevata e impedita.

La blockchain potrebbe essere utile a riaffidare al registro di protocollo quel ruolo di presidio di autenticità della documentazione informatica della Pubblica amministrazione che oggi sembra avere perso. Se infatti oggi non è prevista come obbligatoria la sottoscrizione del registro di protocollo (o meglio della sua estrazione giornaliera) questo è probabilmente dovuto anche al fatto che il suo responsabile non ha, nella maggior parte dei casi, le competenze per verificarne il corretto funzionamento. Un eventuale registro tenuto mediante blockchain se opportunamente configurato (ad esempio garantendo l’identità dell’autore della singola registrazione) assicurerebbe autonomamente, senza intervento umano, l’autenticità e l’integrità del suo contenuto.

Non solo, quindi, banche e assicurazioni devono interessarsi alla blockchain ma anche il nostro legislatore dovrebbe iniziare a guardare con interesse questa nuova tecnologia da molti definita rivoluzionaria.

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