Radiazioni nucleari, forni a microonde, Claude Monet e il 5G

Con questo articolato intervento a firma di Federico Ronchetti, fisico nucleare del CERN, inauguriamo su Tech Economy 2030 una sezione “dossier”, ovvero articoli più lunghi che potrebbero richiedere un di tempo di lettura maggiore rispetto agli articoli solitamente pubblicati, ma che vogliono offrire una occasione di approfondimento su temi specifici. Partiamo con il fare chiarezza sulla tecnologia 5G e sulle radiazioni. Partiamo da questo tema perchè riteniamo che il tema delle infrastrutture sia prioritario e trasversale al raggiungimento dei 17 SDG di Agenda 2030, e sulla questione del 5G è particolarmente importante fare chiarezza. Buona lettura!

Il 5G ci ucciderà?

Si parla sempre più spesso dei rischi connessi al 5G e all’uso delle onde elettromagnetiche che vengono sempre chiamate “radiazione elettromagnetica”. Anche se questa terminologia non è sbagliata genera tanta confusione.

Articoli di giornale corredati dell’immancabile foto del segnale di pericolo con la paletta nera su sfondo giallo non fanno altro che creare disinformazione pericolosa e bufale.

Prima di discutere di 5G cerchiamo di capire BENE che cosa sono le radiazioni

Per prima cosa diciamo che sono un fenomeno NATURALE. In questo momento esatto siete esposti a delle radiazioni. Da dove vengono ? Principalmente dall’accumulo di un gas presente nel suolo (Radon), dallo spazio esterno (prodotti di raggi cosmici vi stanno attraversando) e da processi di trasformazione di elementi chimici nella crosta terreste. Ci sono anche altre sorgenti di radiazione non naturali: una almeno la conoscete, i generatori di raggi X per le “lastre”.

Prima che vi preoccupiate per quello che ho detto sopra, l’esposizione di cui ho parlato (fondo naturale) non ha effetti rilevanti sull’organismo umano perché ci siamo evoluti in questo ambiente e, come vedremo, entro questi limiti le cellule del nostro organismo riescono ad auto-ripararsi rispetto ai danni da radiazione.
Il “fondo naturale” è la pietra miliare che permette di valutare se una esposizione a delle radiazione è pericolosa o meno. È la nostra cartina di tornasole. Qualcuno pretende dalla scienza risposte “certe” ma questo atteggiamento (in)culturale è antiscientifico per definizione. La scienza è un metodo e quando è chiamata “esatta” NON è perché fornisce certezze “teologiche” ma perché è in grado di quantificare le incertezze.

Quando salite su un aereo c’è una certa probabilità che cada. Noi valutiamo inconsciamente (ma razionalmente) questo rischio e lo giudichiamo accettabile e quindi prendiamo l’aereo. Dal momento in cui nasciamo in poi ogni giorno facciamo delle scelte valutando il rischio di ogni scelta. L’approccio scientifico implica una valutazione razionale e quantitativa del rischio invece di quella inconscia e qualitativa. Inoltre non confondete il rischio con il pericolo. Definiamo pericolo una proprietà o qualità intrinseca di un determinato ente che ha il potenziale di causare danni. Definiamo rischio la probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno quando si è esposti a quel determinato ente. Si possono dare definizioni ancora più precise ma a questo punto credo che queste possano essere abbastanza formali per la nostra discussione. Quindi non è il pericolo in quanto tale che danneggia ma l’esposizione al pericolo, cioè il rischio. La tigre è un pericolo, ma se siete allo zoo il rischio è praticamente (ma non matematicamente) zero. Possiamo anche quantificare rischio come

RISCHIO = PERICOLO x MAGNITUDINE

ossia prodotto tra la probabilità che un evento si verifichi e la gravità delle conseguenze dannose.

Quindi tornando alle radiazioni, possiamo dire che sono una fonte di potenziale pericolo? Sì. Sono un rischio? Dipende. La vera domanda è: come valutiamo il rischio? Una parte della risposta è: se le radiazioni che ci colpiscono per tutta la vita dovute al fondo naturale NON sono rischiose allora diremo che esposizioni simili a quelle cui siamo “abituati” NON sono rischiose. Esposizioni molto maggiori SONO rischiose. A questo punto non posso ancora dare una valutazione numerica. La darò più avanti dopo aver introdotto alcuni concetti che ancora non ho menzionato. Per ora ricordiamo che il fondo naturale NON pone alcun rischio.

Le radiazioni non sono tutte uguali

Per “radiazione” si intende fisicamente “energia viaggiante” emessa in un punto dello spazio ed eventualmente assorbita in un altro. Ma cosa è esattamente questa energia? Di che ente fisico stiamo parlando?

E’ presto detto: le radiazioni possono essere composte di particelle (materia) oppure (eccole!) onde elettromagnetiche. Poi dirò qualcosa di più sul tipo di particelle e onde in gioco ma prima introduciamo una parola che NON COMPARE MAI NEGLI ARTICOLI DI GIORNALE ed è invece la discriminante per capire la questione e valutare il rischio.

Le radiazioni (tutte) si dividono in due categorie: quelle IONIZZANTI e quelle NON IONIZZANTI. Questo punto è fondamentale. Ma che vuol dire “ionizzante”? Ricordiamo come è fatto un atomo:

Anche se la metafora che assimila l’atomo ad un piccolo sistema solare non è corretta, per i fini di questa discussione possiamo comunque ritenerla valida: un atomo è fatto di un nucleo “pesante” cui ruotano attorno gli elettroni “leggeri”. Le molecole sono aggregati di atomi ed atomi e molecole formano tutta la materia ordinaria compresi i tessuti dei nostri corpi, per questo ve ne parlo. Dato che le radiazioni viaggiano e si propagano possono sbattere contro di noi, o detta più pomposamente, possono interagire con gli elettroni esterni (rappresentati in blu) degli atomi che compongono le molecole organiche dei nostri tessuti. Quindi possono interagire anche con in nostro DNA, che suona malissimo, ma calma! Qui tra noi siamo tutti fisici e non ci facciamo impressionare.

Riavvolgiamo il film un attimo partendo dalla fine: i tessuti organici dei nostri corpi sono fatte di molecole e atomi. Arriva la radiazione e altera la parte esterna degli atomi e le nostre molecole vengono danneggiate. Ma è sempre vero? Dipende. Da che? Dal tipo di radiazione: se la radiazione è ionizzante l’atomo viene danneggiato e se non è ionizzante NON viene danneggiato. Questa è una di quelle situazioni in cui si può fare un’affermazione netta. Se le radiazioni NON sono ionizzanti NON possono espellere elettroni dagli atomi e quindi le caratteristiche chimiche delle molecole organiche non cambiano e il DNA non viene danneggiato.

Quindi tracciamo un GRANDE solco tra radiazione IONIZZANTE e NON IONIZZANTE.

Tornando alla foto con il simbolo con paletta nera, questa vuole surrettiziamente significare pericolo da radiazioni ionizzanti = molecole danneggiate = DNA danneggiato = tumori.

Ma questa catena di assunzioni E’ FALSA, credo si chiami “framing” in gergo. Si tenta di suggerire qualcosa in modo non verbale ma grazie a delle apparentamenti di altro genere.
Probabilmente, il giornale che associa questa immagine alla notizia non sa che esiste la differenza tra ionizzante e non. Radiazione = paletta nera su fondo giallo e cellulari = tumori = e click sul sito.

Cosa rende una radiazione ionizzante quindi più pericolosa?

Risposta: l’energia. La radiazione ionizzante per un atomo è come per voi una sberla data da un adulto. La radiazione non ionizzante è come ricevere un pugnetto da un bambino. Questa analogia tornerà utile dopo.

Quindi ancora un rewind: la radiazione è energia che viaggia attraverso lo spazio. Nel viaggio può incontrare tessuti organici. La quantità di energia trasportata dalla radiazione la rende ionizzante o meno. Nel primo caso è in grado o meno di danneggiare gli atomi e le molecole dei tessuti.

Quindi concentriamoci sulle radiazioni ionizzanti, per noi sono un pugile, sappiamo che se ci colpisce ci fa male ma ora immaginate un pugile spompato, stanco, vecchio e suonato e soprattutto LENTO (questo punto è importante). Sappiamo che è meglio non andargli a rompere le scatole ma sappiamo anche se ci becca non ci fa tanto male e tra un colpo e l’altro possiamo recuperare.

Uscendo dalla metafora stiamo descrivendo una sorgente di radiazioni ionizzanti che sì, fanno male, sì danneggiano le cellule MA questi danni sono minimi e soprattutto non avvengono tutti insieme ma sono distanziati nel tempo. Il fatto che il danno cellulare non avvenga tutto in una botta ma sia dilazionato è importantissimo perché le nostre cellule sanno come riparare il DNA in questo caso! Sapete che il DNA codifica informazione in una struttura a doppia elica. Ma l’informazione nei due filamenti è la STESSA ed è quasi impossibile che il colpo che arriva danneggi ambedue i filamenti contemporaneamente. E’ per questo che il fondo naturale che – E’ IONIZZANTE – non ci fa male.

Le nostre cellule si sono evolute per sopportare e riparare i danni di questi livelli “cronici” di esposizione. Quindi per valutare se una radiazione ionizzante E’ RISCHIOSA dobbiamo fare il rapporto col fondo naturale. Entro certi limiti (stabiliti per legge) il rischio è nullo o minimo e quindi accettabile. Per esempio se siete dei frequent flyers verrete irradiati dal fondo cosmico di più di chi sta a terra. A meno che non facciate di mestiere il pilota o lo steward o la hostess la differenza col fondo naturale è irrisoria. Per chi fa quei mestieri invece la differenza è un po’ meno irrisoria ed infatti sono previste delle pause forzate per “resettare” l’esposizione. Lo stesso vale per noi fisici nucleari (quando siamo esposti a sorgenti non naturali nel nostro caso).

Al contrario, per gli operatori che soggiornano sulla stazione spaziale internazionale in bassa orbita terrestre l’esposizione è molto maggiore che a terra è può avere conseguenze (anche se la ISS è ancora abbastanza protetta dalla magnetosfera terrestre essendo a soli 340 km sul livello del mare, pensate ad un po’ più della distanza tra Roma e Firenze ed alzatela in verticale). La magnetosfera è lo scudo magnetico terrestre che ci protegge dai raggi cosmici primordiali e dal vento solare.

Se si volessero mandare degli astronauti su Marte il rischio che sviluppino dei tumori e che arrivino ciechi e con le sinapsi obliterate a destinazione è concreto perché sarebbero esposti direttamente al flusso di raggi cosmici. In questo caso occorrerebbe schermare la navicella spaziale con dei campi magnetici abbastanza intensi da svolgere la funzione protettiva della nostra magnetosfera terrestre. Per inciso, una delle possibili applicazioni dei magneti super-conduttori del CERN infatti riguarda la possibilità di usare questa tecnologia per generare una sorta di magnetosfera portatile per gli astronauti.

Ok ora torniamo sulla terra. Diamo un’occhiata a come è composto il fondo radioattivo naturale che ricordiamo è: 1) ineliminabile, 2) ionizzante ma 3) tollerato dal nostro organismo.

La misura della “dose” di radiazione ionizzante è detta Sievert ed è una grandezza che esprime l’entità del danno biologico inteso come combinazione tra l’energia assorbita dai diversi organi o tessuti colpiti dalle radiazioni ionizzanti e alcuni fattori che tengono conto della pericolosità dello specifico tipo di radiazione. Nel grafico a torta si vede che il totale/anno ammonta a circa 3 milliSievert (millesimi di Sievert). Ora mi domanderete se è tanto o poco. La risposta è, come al solito, dipende. Diciamo il fondo naturale è il nostro “zero”. E’ una dose di riferimento, che sappiamo innocua, cui confrontare ogni altra esposizione dovuta ad attività non naturale per capire quanto l’esposizione extra è dannosa. Per esempio chi deve affrontate una radioterapia deve essere irradiato e la dose assorbita coinvolge anche i tessuti sani, purtroppo. In questo caso si possono fare dei calcoli per minimizzare la dose nei tessuti sani e massimizzare la dose nel tumore.

Come ho accennato in qualche risposta su Twitter, gli ormai “famigerati” sensori a pixel monolitici che abbiamo sviluppato per l’esperimento ALICE, possono essere usati, oltre che per le misure che faremo al CERN, anche per applicazioni di questo tipo, ossia per mirare al tumore minimizzando l’impatto della terapia sui tessuti sani. In questo caso invece della radioterapia si usa un acceleratore di particelle per generare un fascio di particelle adatto ad “uccidere” tumori profondi inoperabili. Ma di questo parlerò un’altra volta.

La radioattività non è il demonio

Vi ho raccontato queste cose per dirvi che la radioattività non è il demonio ma un fenomeno naturale che capiamo molto bene e che sappiamo non solo gestire ma anche usare a nostro vantaggio.

Quindi, abbiamo capito che le radiazioni ionizzanti possono essere non solo dannose ma anche utili ed in certe condizioni siamo in grado di tollerarle. Ma allora quando le cose diventano rischiose? Torniamo alla metafora del pugile. Se invece di un pugile suonato e lento abbiamo a che fare con un campione mondiale di kickboxing che di tira un sacco di calci e pugni potentissimi al minuto è chiaro che questo tasso di colpi ci può procurare danni irreparabili. La velocità con cui una sorgente radioattiva emette radiazioni è chiamata attività. Una sorgente attiva spara velocemente tanti “cazzotti”.

Ecco il punto: pugni forti ma lenti, non fanno bene ma recuperiamo. Pugni forti e veloci, rischiamo grosso. Ovviamente potremmo anche avere il caso di pugni deboli e veloci. Ci possono essere sorgenti moto attive che non sono molto dannose e facilmente schermabili. Per questo quando il giornalista che va a fare il servizio in qualche luogo che è stato il teatro di un disastro nucleare col contatore Geiger in mano e vi fa sentire tic-tic-tic sta probabilmente facendo spettacolo non informazione.

Quindi le radiazioni ionizzanti possono essere rischiose a livello biologico (tumori) ma dipende da quanto sono attive e quanto sono energetiche. Ora concludiamo e ricordiamo che le radiazioni ionizzanti possono essere particelle (elettroni, neutroni, particelle alfa, ora non stiamo a sottilizzare, ma comunque materia) oppure onde elettromagnetiche.

I raggi X sono radiazioni ionizzanti e sono onde elettromagnetiche. Ma anche la luce visibile è composta di onde elettromagnetiche e NON è ionizzante mentre i raggi gamma emessi in certi processi nucleari sono luce (non visibile) e sono ionizzanti. Gli infrarossi emessi dal vostro telecomando sono ancora onde elettromagnetiche e NON sono ionizzanti. E le onde radio sono onde elettromagnetiche? Sì. Sono ionizzanti? No.
I raggi ultravioletti che emette il sole e che ci abbronzano sono onde elettromagnetiche ? Sì. Sono ionizzanti? Sì (quindi cautela).

Insomma ho voluto confondervi un po’ le idee alla fine per farvi capire che fino a che parlavamo di particelle tutto era facile. Tutta roba ionizzante, magari un po’ più magari un po’ meno. Con le onde elettromagnetiche il discorso cambia. Dobbiamo capire come funziona il trasporto di energia per le onde elettromagnetiche per dirimere la questione e questo ci permetterà di farci un’idea ragionata circa la pericolosità o meno del 5G.

In questa seconda parte cerco di concludere il discorso sulla radioprotezione cercando di focalizzarmi sulle onde elettromagnetiche e poi usare questi concetti per inquadrare le problematiche relative al 5G. Tuttavia non vorrei parlare delle surreali associazioni tra 5G e Coronavirus altrimenti il tutto diventa troppo lungo e pesante. Vi metto qualche riferimento in merito alla fine del testo.

Torniamo alle onde elettromagnetiche

Avevamo visto l’espressione “onde elettromagnetiche” sembra nascondere entità diverse (onde radio, infrarosso, luce, raggi ultravioletti, raggi gamma) con proprietà diverse. Infatti mentre le radiazioni corpuscolari sono particelle materiali emesse dai nuclei e sono sempre ionizzanti (seppur con diversi fattori di rischio) per le onde elettromagnetiche le cose sembrano meno chiare. Certe volte sono ionizzanti, altre no. Da ora in poi scrivo onde EM, ai fisici piacciono gli acronimi. La spiegazione non è banale. Le onde EM volte si comportano anche loro come particelle. In effetti c’è voluto Einstein per capire questa cosa e la spiegazione dell’effetto fotoelettrico gli fruttò il Premio Nobel (no, non gli fu dato per la Teoria della Relatività, strano eh?).

Cosa determina quindi il diverso comportamento delle onde EM? Sostanzialmente la loro lunghezza d’onda o frequenza. I due concetti sono intercambiabili, uso la lunghezza d’onda perché è più facile da visualizzare (la frequenza è il suo inverso), quindi: piccole lunghezze d’onda, grandi frequenze e viceversa.

La lunghezza d’onda è facile da capire. E’ il “passo” dell’onda, ossia la distanza tra la sommità di due creste consecutive (o tra i fondi di due ventri): dimensionalmente è uno spazio e si può misurare in km, m, cm, mm, micrometri (milionesimi di metro), nanometri (miliardesimi di metro). Viceversa la frequenza è il numero di oscillazioni (creste o ventri) nell’unità di tempo, la sua misura è l’Hertz che è semplicemente l’inverso di un tempo. Immaginate un postino che vi scampanella a casa 1 volta al secondo: quella serie di “drin” ha frequenza 1 Hz. Qui sotto riporto una tabella presa da Wikipedia, per la quale ricordare che “Mega = milione” e “Giga = miliardo”.

Se ricordate alla fine della prima parte avevo detto che raggi gamma, X e ultravioletti sono ionizzanti mentre infrarosso e microonde no. Qui si inizia a notare uno schema: le onde EM che hanno grandi lunghezze d’onda (basse frequenze) sembrano sempre non ionizzanti, quelle con corte lunghezze d’onda (grandi frequenze) sembrano sempre ionizzanti. Ed in effetti è così anche se c’è un passaggio graduale tra i diversi tipi di onda EM: possiamo regolare in modo continuo la frequenza girando una “manopola”. Inoltre ancora non abbiamo capito quanto “grande” deve essere la frequenza per arrivare a ionizzare.

In fisica i termini grande e piccolo non hanno senso in assoluto. Quando un fisico sente dire “grande” o “piccolo” si chiede immediatamente: grande rispetto a cosa? O piccolo rispetto a cosa? Badate che questo girare la manopola della frequenza ci aiuta a classificare le onde EM secondo uno schema ma NON spiega perché per “grandi” frequenze le onde EM iniziano a comportarsi praticamente come particelle che portano un “quantum” o pacchetto di energia ben definito (il “pugno” potenzialmente ionizzante). Infatti tutte le onde EM portano energia ma per basse frequenze non vediamo questa pacchettizzazione; per le alte frequenze invece la vediamo perchè la natura ondulatoria del campo elettromagnetico è come “offuscata” mentre il suo aspetto “corpuscolare” è esaltato. Per capire questo fatto bisogna invocare addirittura la meccanica quantistica ed è per questo che Einstein ha preso il Nobel, perché ha dimostrato l’esistenza della “particella” di luce: il fotone. Quindi per questo parliamo di “raggi” gamma, “raggi” X e “raggi” ultravioletti: sono come proiettili. Ora facciamo una specie di zoom out e guardiamo tutto lo spettro delle frequenze del campo elettromagnetico

La prima cosa da notare è che la luce visibile è solo una porzione veramente estremamente minuscola dello spettro EM: in pratica noi umani siamo talpe.
Le api per esempio hanno una certa capacità di vedere l’ultravioletto e i fiori che tanto apprezziamo e che ci emozionano in realtà di noi si curano poco e invece stanno “emettendo colori” per noi inconcepibili al fine di attirare le api e gli insetti ed essere impollinati.

Il nostro cristallino impedisce di vedere l’ultravioletto perché è trasparente solo alla luce visibile (by definition) ed opaco a frequenze più alte. Sembra che Claude Monet all’età di 82 anni fosse disperato per il fatto di non riuscire più a dipingere a causa della cataratta.
Gli fu proposto di farsi rimuovere il cristallino visto che ormai non aveva molto da perdere. Dopo l’operazione scoprì di poter vedere colori che non aveva mai visto prima. Vedeva l’ultravioletto! Infatti la sua ultima produzione ha un cromatismo particolare!

Image of the Week: Monet's lilies in UV light

Per fortuna, grazie alla formulazione fisico-matematica delle leggi di natura, la fisica ci permette di “vedere” con gli occhi della mente la strabiliante estensione dello spettro elettromagnetico molto più di Monet o di un’ape. Mi sa che ho divagato.

E allora il 5G?

Torniamo alle radiazioni. Abbiamo capito dalla figura che mostra lo spettro EM per intero che per avere effetti ionizzanti dobbiamo usare onde EM di frequenze superiori al visibile. Frequenze inferiori non hanno effetti ionizzanti. Questo non significa le basse frequenze che non abbiano alcun effetto fisico, ma ci torniamo. Per ora mettiamoci nella parte sinistra dello spettro tra onde radio e microonde e portiamo a casa il concetto che siamo nella parte NON ionizzante. Una delle preoccupazioni riguardo il 5G (che non è una nuova tecnologia ma un’ottimizzazione del 4G) è che usi le frequenze delle microonde e che quindi finirà col cuocerci come se fosse un forno. In effetti anche se le microonde non sono ionizzanti però sappiamo tutti che cuociono i cibi quindi non sono proprio acqua fresca giusto? Qualcuno però si chiede mai quale principio fisico consente al forno a microonde di cuocere i cibi? Vedremo che c’è di mezzo proprio l’acqua.

Sappiamo dare una risposta nel caso del forno tradizionale che trasferisce calore per conduzione al cibo. Fisicamente scaldare significa trasferire energia cinetica alle molecole che compongono un corpo, cioè farle muovere più velocemente, farle scontrare tra loro e con le pareti di un recipiente nel caso di liquidi o gas. Ora accade che l’acqua sia particolarmente sensibile alle presenza delle microonde. L’acqua è una molecola polare (anche se il totale della sua carica elettrica è zero, la distribuzione di carica non è simmetrica quindi se viene a trovarsi in un campo elettrico tende a ruotare sotto l’azione del campo.

Quando mettiamo un cibo nel forno a microonde, l’onda EM ha la frequenza adatta ad “agganciare” lo sbilanciamento di carica della molecola d’acqua (momento di dipolo) ed il campo elettrico ad essa associato cambia sempre direzione a seconda che l’onda presenti una cresta o un ventre. Quindi l’acqua all’interno del cibo viene sballottata dal campo EM come in un “frullatore microscopico” e trasferisce la sua energia cinetica ai tessuti organici che compongono il cibo scaldandoli e cuocendoli.

Se il 5G usa microonde per trasmettere informazione, può cuocerci il cervello?

La risposta è no. Immaginiamo di collegare il nostro microonde ad una presa di corrente di quelle che si trovano in certi vecchi hotel. Quelle che servono solo a far andare i rasoi elettrici. Si chiamavano prese di bassa potenza. Beh se fate questa prova (ammesso che non salti qualche fusibile) credo che dovrete aspettare un bel po’ per cuocere il vostro pollo nel microonde. Infatti per generare microonde nel forno ci vogliono kiloWatt di potenza (la potenza è energia trasferita nell’unità di tempo).

Il segnale che arriva dalle antenne 5G è nel regime del milliWatt. Dato che “milli” significa 1/1000 e “kilo” significa 1000 vedete che il salto tra i due regimi è di circa 1 milione! Pensare che un’antenna 5G vi cuocia è come pensare di fare partire una Tesla con il battery pack USB per ricaricare lo smartphone. Inoltre, il Wi-Fi di casa usa già le frequenze del microonde (attorno ai 2.4 GHz) e non ci ha cotto il cervello. Invece, se avete un microonde vecchio e con la griglia dello sportello un po’ danneggiata sarà lui a farvi saltare Internet se lo usate vicino ad un device connesso perché crea interferenza.

Il 5G userà anche frequenze maggiori, fino a 27 GHz però le onde ad alta frequenza penetrano i corpi meno di quelle a frequenze più basse. Lo potete vedere anche dal vostro Wi-Fi. La frequenza 5 GHz che garantisce collegamenti più veloci è schermata di più dalle pareti di casa rispetto alla 2.4 GHz. Quindi le frequenze alte saranno fermate dagli strati esterni della nostra pelle. Invece di emettere a 360° come fanno le antenne 3/4G il 5G è in grado di inviare un “pennello” di segnale verso l’apparecchio e solo quando richiesto e quindi aumenta l’efficienza e diminuisce la quantità di energia richiesta dalle antenne. Da un punto di vista fisico dire che 5G sia peggiore del 4G non ha molto senso.

C’è da preoccuparsi per il 5G?

Con queste nozioni di base penso potete valutare autonomamente se sia il caso di essere preoccupati per il 5G più di quanto non lo siamo per il 4G. Questo non significa dire che vivere immersi in un campo EM ha ZERO effetti sulle cellule. Centinaia di studi però non hanno rilevato correlazione tra l’esposizione ai campi EM usati per le telecomunicazioni e malattie come leucemie, tumori o sterilità.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, per precauzione, ritiene che non si possa escludere al 100% che le radiofrequenze provochino un qualunque effetto sulla salute ed ha valutato la loro rischiosità simile a quella del consumo medio di cose come caffè, talco ed aloe.

Ho cercato di sottolineare il fatto che fisica e biologia non sono matematica: 0% e 100% sono astrazioni che raramente trovano cittadinanza in pratica. Quello che si può e si deve fare è valutare il rischio rispetto a situazioni note e decidere di conseguenza in base ai possibili vantaggi. Andare in auto è abbastanza rischioso ma lo facciamo tutti perché valutiamo comunque che muoversi velocemente è un grande vantaggio.

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