The new normal in sanità: chiediamo salute e assistenza digitali

Spesso si inizia una presentazione o un articolo scientifico con le “lezioni apprese” e questo sottintende in primis che ci siano state lezioni e poi che queste siano stata assorbite e metabolizzate. La pandemia COVID-19 di lezioni purtroppo ne ha date tante, in ogni settore, soprattutto nel settore della salute e delle cure, bisognerà capire quali e quante di queste sono state veramente apprese e metabolizzate. Vi racconto le principali dal mio punto di vista, ospedaliero, di chi combatte per la salute e le cure digitali da quando si chiamava Radio medicina, poi diventata Telemedicina.

La prima lezione, la più evidente

Non sempre recarsi fisicamente dal medico è la soluzione più “smart”, nel senso vero del termine. Smart vuol dire “furbo”, “intelligente” e la mancanza di una comprensione dello “smart” working, il lavoro intelligente, per il personale sanitario è costata vite, di medici e di pazienti.

La seconda, una conseguenza della prima

La seconda lezione: se non vai dal medico peggiora la tua patologia e a volte muori, e il fatto di non poter andare dal medico, o nel pronto soccorso quando è necessario, o il fatto di averlo reso molto più difficile è costato vite, di pazienti, i più fragili. Tutti noi professionisti sanitari in questi tempi abbiamo visto pazienti in queste condizioni.

La terza lezione, sulla resilienza

La terza lezione appresa è che il nostro SSN non è un sistema resiliente. Abbiamo risorse “contate” giuste giuste, si saturano e vanno in crisi con grande facilità. La lezione di Angela Merkel è stata dura: “noi abbiamo 25.000 posti letto disponibili in terapia intensiva”; in Italia ne avevamo poco più di 4.000 e purtroppo anche questo lo abbiamo pagato. Ospedali e sistema salute sovraccarico probabilmente sono state una delle concause della altissima percentuale di mortalità, soprattutto nelle prime fasi della malattia.

La quarta lezione, sul digitale

La quarta è che in fondo digitale non è poi così male, difficile, lontano delle possibilità dei cittadini, che ci hanno preso gusto al punto che persino il sindaco di Milano deve spezzare una lancia sul “tornate in ufficio” altrimenti i bar i ristoranti, i mezzi pubblici e tutta l’economia milanese finisce in crisi. Smart working, lavoro furbo, vuol dire spesso una produttività maggiore, una buona soddisfazione dei lavoratori e dei loro capi.

Ben prima dell’arrivo del COVID-19 Sir Muir Gray , uno dei “padri” dei sistemi sanitari moderni diceva “Il XX secolo è stato il secolo del medico, il XXI è il secolo del paziente. Il termine cure primarie (ciò che in Italia intendiamo per il sistema di medici di famiglia, territorio, ecc.) è un termine improprio. La prima cosa che i cittadini e i pazienti fanno abitualmente in presenza di un sintomo è pensare “cosa posso fare da solo?”, la seconda è “chiedo un parere di amici e parenti”, e negli ultimi venti anni, “chiedo ad Internet”. Poi cercano un aiuto professionale. L’assistenza sanitaria è ciò che le persone fanno da soli, ciò che noi chiamiamo assistenza primaria è il primo livello di assistenza sanitaria professionale, ma né essa né i servizi specialistici hanno afferrato le implicazioni di Internet. Il genoma è spesso raffigurato come innovazione dirompente, ma lo smartphone è molto più dirompente, aprendo alle informazioni, dando ai cittadini l’accesso alle migliori conoscenze attuali e offrendo nuove opportunità per i pazienti e le nuove sfide per i professionisti. (…) La funzione dell’essere umano è quello di fornire l’empatia, ma per fare questo i medici hanno bisogno di fare un salto enorme per capire come il loro ruolo è cambiato con l’avvento di ciò che descriviamo come l’assistenza pre-primaria. Siamo nella terza rivoluzione sanitaria dopo la salute universalistica e gli ospedali ad alta tecnologia, questa terza rivoluzione è guidata da tre forze: i cittadini, la conoscenza e la tecnologia digitale, sintetizzate dallo smartphone”. Lo smartphone (ritorna il temine “smart” , furbo) è stato lo strumento chiave della salute digitale per i cittadini, per i medici, per gli infermieri.

E le persone cosa hanno imparato?

Le principali lesson learned per il sistema sanitario le abbiamo descritte ma ora, come fa ogni bravo docente, bisogna interrogare gli studenti per capire cosa hanno davvero appreso. Non è facile “interrogare”, ma basta guardarsi attorno per vedere che qualcosa è stato metabolizzato. La cosa più evidente facendo una ricerca con Google Trends appare una impennata del termine Telemedicina, dalla Sardegna al Piemonte, con un curioso picco in Calabria. Tutti cercano qualcosa che non sanno neppure bene come utilizzare, visto che il termine Televisita, ciò di cui veramente ci sarebbe stato bisogno, non lo cercavano in molti. Nelle immagini in basso Il termine Telemedicina, in azzurro e Televisita in rosso


Se si vanno a consultare i trend a livello internazionale, si vede come nel mondo anglosassone, e in particolare negli Stati Uniti ed in Canada, il termine Telesalute ha avuto una impennata importante, avvicinato dalle ricerche sulla Telemedicina solo a causa delle ricerche fatte in India.

L’idea che emerge è che la lezione non è stata capita bene, la Telemedicina non è qualcosa di operativo, è un contenitore un sottoinsieme della telesalute che, a sua volta, è solo una parte della Salute e dell’Assistenza digitale.

Cosa dovremmo imparare dalle lezioni?

Che abbiamo bisogno di un sistema sanitario più resiliente, capace di adattarsi alle difficoltà rimanendo efficiente, abbiamo bisogno di vedere il medico, ma non necessariamente di persona. Il personale sanitario ha imparato che “lavoro furbo” in fondo non è poi così male ed infine ora sappiamo che tutti abbiamo un fantastico computer tascabile dotato di fotocamera e microfono e con una buona connessione ad internet in ogni tasca, capace di fare tutto quello che serve, Non chiamiamolo telefono, se all’interno c’è una intelligenza artificiale magari si offende…

Come mettere assieme tutte queste lezioni?

Il Digital Health and Care institute definisce il concetto “la salute e l’assistenza digitali ci consentono di tracciare, gestire e migliorare i nostri ambienti di salute e cura, portando a una maggiore indipendenza e migliori risultati sulla salute. Innovando nella salute e nell’assistenza digitale, possiamo ridurre le inefficienze nella fornitura di assistenza sanitaria, migliorare l’accesso, ridurre i costi, aumentare la qualità delle cure, rendere i servizi sanitari più incentrati sulla persona e personalizzare la medicina per le esigenze uniche di un paziente. Definire la salute e l’assistenza digitali è un compito complesso poiché, a livello globale, dobbiamo ancora decidere una definizione universale, ma per certo il termine salute ed assistenza digitale costituisce un termine generico per una serie di strumenti”.

Come si deve porre un medico di fonte a questi strumenti?

Semplicemente, attraverso questo percorso, sviluppando un approccio sistemico alla salute ed alle cure, la salute e le cure digitali abilitano un approccio di medicina sistemica. Dal sito della società europea di system medicine estraggo una definizione di medicina sistemica, un “manifesto” che chiarisce il contesto che riporto in sintesi.

La medicina sistemica è un nuovo approccio alla medicina. È il primo passo nel percorso verso la medicina personalizzata. La medicina sistemica si basa su modelli computerizzati, in cui grandi quantità di dati clinici sono utilizzati per analizzare la salute dei singoli pazienti, promette di approfondire la nostra comprensione dei meccanismi della malattia, di aumentare l’efficacia dei trattamenti e di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria. In definitiva, questa tendenza verso un approccio più personalizzato può cambiare radicalmente l’interazione tra pazienti, medici e altri operatori sanitari. Non esiste un “paziente medio”, oggi le persone vivono più a lungo e ci sono un numero maggiore di pazienti con più malattie croniche contemporanee. Può essere difficile per medici e pazienti decidere il trattamento giusto e il modo migliore per affrontare i vari problemi di salute coinvolti. Nei pazienti con più di una malattia, le linee guida di trattamento possono persino essere contraddittorie. perché e linee guida si basano spesso su studi clinici su pazienti più giovani, con comorbilità che non “influenzino” lo studio e che probabilmente sono molto diversi dai pazienti nello studio del medico. Nessun singolo paziente è mai esattamente uguale al paziente “medio” per il quale sono state scritte le linee guida, ecco perché, nella maggior parte dei casi, i farmaci somministrati nel contesto degli attuali regimi di trattamento non vanno a beneficio del singolo paziente come vorremmo.”

Il regalo principale della pandemia potrebbe essere una fase tre che vorremmo veder durare nei prossimi anni, l’arrivo della medicina della persona, abilitata dai dati che potrebbe contribuire a raggiungere gli obiettivi del goal 3 di Agenda 2030. Non chiedete la telemedicina, pretendiamo di più, chiediamo salute e assistenza digitali, digital health and care.

 

 

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Sergio Pillon
Ha iniziato come ricercatore CNR, Telemedicine e Malattie Vascolari, ricerche scientifiche e tecnologiche in ambienti estremi, dall' Antartide, dalla base dell'Everest, sotto il mare. Dal 1990 angiologo del san Camillo di Roma, dal 2008 al 2015 direttore dell'Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Telemedicina. Dal 2006 direttore medico del Centro Internazionale Radio Medico, CIRM, uno de piu' antichi (dal 1936 , quando si chiamava radiomedicina) ed importanti centri di Telemedicina al mondo, Telemedicine Maritime Assistance Service (TMAS) nazionale italiano. Co-fondatore e past vice-president della Società Italiana di Telemedicina, SIT. Dal 2014 co-fondatore e presidente dell'Osservatorio Nazionale della Sanità Elettronica e Telemedicina, ONSET, nominato dal'on Ministro Lorenzin coordinatore della commissione paritetica della conferenza stato-regioni per la governance dell'attuazione delle linee di indirizzo nazionali per la telemedicina, di cui sono stato uno dei principali estensori. E' coautore delle Linee di Indirizzo Nazionali sulla Telemedicina

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