Due terzi dei leader mondiali su Twitter, manca l’Italia

I post pubblicati su Twitter da un numero sempre maggiore di utenti, che fanno di questa piattaforma sociale un canale ufficiale, stanno delineando una modalità di utilizzo del celebre social network che lo ricopre di una veste istituzionale, tanto che ormai molti politici e capi di governo hanno iniziato ad apprezzare le sue potenzialità e funzioni, affidando all’uccellino azzurro alcune delle loro comunicazioni.

Secondo uno studio della società di ricerche Burson-Marsteller, quasi due terzi dei leader mondiali, ben 264 all’interno di 125 Paesi, hanno un profilo attivo su Twitter, e gli analisti ritengono che 30 di essi si occupano personalmente dell’aggiornamento del loro account.

Quella che si sta descrivendo come una vera e propria “Twiplomacy”, e che sta coinvolgendo sempre più membri di istituzioni e politici, ha generato complessivamente più di 350,000 tweets, letti da oltre 52 milioni di follower in tutto il mondo.

Il dato curioso è che circa un terzo di loro non seguono i loro pari di altre nazionalità, e molti non ricevono gli aggiornamenti da alcun iscritto. Questo non significa che utilizzano Twitter come un canale monodirezionele, inoltrando solo messaggi ai propri follower: nove tweets su dieci del Primo ministro ugandese e del presidente del Ruanda rappresentano risposte ai commenti lasciati dagli altri utenti.

La lingua della diplomazia su Twitter, come nel mondo reale, è l’inglese, utilizzato in 90 dei 264 account rilevati, seguito dallo spagnolo (41 account), il francese (25 account) e l’arabo con 17 account.

“Sedici dei leader del G-20 sono attivi su Twitter e utilizzano il social per la diplomazia pubblica, ma è triste vedere che i capi di Stato e di governo di Cina, Arabia Saudita, Indonesia ed Italia ancora non hanno aderito a questa piattaforma”, ha dichiarato Matthias Luefkens di Burson-Marsteller. “Quello che è veramente interessante è vedere come il mondo diplomatico su Twitter sia diviso tra l’inglese e lo spagnolo”.

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