Twitter si censura e la Rete protesta

Ventiquattro ore di silenzio. E’ stata la forma di protesta messa in atto da migliaia di utenti Twitter sabato 28 gennaio. Per un giorno niente cinguettii per contrastare la decisione del sito di microblogging di bloccare la pubblicazione di messaggi nel caso in cui la legislazione di alcuni Paesi lo richieda.

Per alcuni utenti della Rete è inaccettabile che proprio Twitter – divenuto il maggior simbolo della libertà di espressione sul web – si sia piegato alla censura.

“Se non posso parlare liberamente, allora non voglio parlare”, “Twitter inizia a cancellare i tweet, smetterò di postare tweet”. Sono alcuni messaggi lasciati dagli utenti che hanno seguito l’hashtag #TwitterBlackout.

Twitter ha provato a difendersi, affermando: “Uno dei nostri valori base è difendere e rispettare gli utenti”. Ma l’ambizione del social network di penetrare in alcuni Paesi forse è tanto forte da accettare un compromesso e cedere a forme di censura. La dichiarazione del sito di microblogging, infatta, risulta poco rassicurante: “Cercheremo di mantenere i contenuti ogni volta che potremo e saremo il più possibile trasparenti con gli utenti. I tweet devono continuare a fluire”.

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