#DigitalChampion: la parola a Lars Frelle-Petersen, campione danese

Petersen
Lars Frelle Petersen, Direttore Generale dal 2012 dell’Agenzia danese per la digitalizzazione, nata all’interno del Ministero delle Finanze.

Continua la nostra inchiesta sui Digital Champion europei; dopo aver definito la genesi dell’iniziativa e aver rilevato la presenza online dei venticinque campioni del digitale, TechEconomy ha passato la parola ai protagonisti: prima a Lord Puttnam, Digital Champion irlandese, ed oggi a Lars Frelle Petersen, Direttore Generale dal 2012 dell’Agenzia danese per la digitalizzazione, nata all’interno del Ministero delle Finanze.

Il Digital Champion danese, come egli stesso ci spiega, è stato volutamente individuato all’interno delle istituzioni, contrariamente a quanto avvenuto in altro paesi lì dove, in analogia col modello anglossassone, i campioni sono stati nominati tra professionisti “indipendenti”. La scelta è doppiamente motivata: “in Danimarca abbiamo realizzato che la figura del DC non dovesse essere “altro” dalle iniziative sul tema agenda digitale già nella to do list del governo ma, anzi, la sua azione andava integrata all’interno di essa”. Inoltre un’altra considerazione fatta in sede di discussione per la nomina è stata che “sarebbe stato un problema, per quello che volevamo fare, senza avere risorse. Invece, con l’Agenzia, abbiamo le risorse per fare le riforme e cambiare le cose”. 

In Danimarca è in atto un profondo processo di riforma sul digitale: “stiamo cambiando il modo di comunicare con i cittadini e di offrire loro servizi” rendendo di fatto obbligatorio il fare determinate cose attraverso la rete, spesso solo attraverso di essa. “Per cambiare indirizzo o  per prenotare una visita medica, bisogna compilare modulistica online” anche se ciò vuol dire semplicemente recarsi da un funzionario pubblico e, con lui, adempiere alla procedura. In modo che internet sia “di default e per legge“.

In un panorama così vivace e attento, dove si colloca la figura del Digital Champion? Secondo Petersen il suo ruolo è quello di “seguire questa trasformazione e assicurarsi che essa avvenga con successo e sia positiva per tutti, istituzioni e cittadini”, ponendo attenzione soprattutto a chi è ancora ai margini del processo. A fronte, infatti, di un 80-90% di cittadini già utenti abituali della rete, resta un 10% di popolazione, soprattutto anziani, ancora fuori da internet. Una cifra irrisoria, se paragonata a quella di altri paesi europei, ma che la Danimarca vede ugualmente come una sfida da vincere soprattutto perchè, rendendo il web obbligatorio anche per il dialogo con le istituzioni, “si esercita comunque una pressione sul cittadino” e lo Stato deve tenerne conto e mettere tutti nella condizione di rispondere al cambiamento, al meglio.

Un’attenzione a 360° testimoniata anche dalle tante iniziative messe in campo sul territorio. Petersen, come Digital Champion, ha supportato attivamente il coinvolgimento nella “rivoluzione digitale” voluta dal governo di istituzioni sociali, umanitarie e volontarie, soprattutto per le iniziative sulla popolazione più anziana. La Danimarca ha poi scelto di affidarsi ad un’attrice, un volto noto della tv, per farsi ambasciatrice di una più vasta campagna di sensibilizzazione e comunicazione sul territorio, ed è lei che ha il compito di convincere i cittadini più anziani “che non c’è nulla da temere dal digitale, e c’è sempre la possibilità di essere aiutati e informati su come avvicinarsi alla rete”. Come risultato, negli ultimi due anni la Danimarca ha visto aggiungersi agli utenti della rete 88.000 mila utenti più anziani. Inoltre, una volta all’anno “organizziamo il Senior Surf Day, svoltosi a ottobre quest’anno, in cui circa 500 tra librerie e centri di aiuto del paese, offrono un giorno di corsi gratuiti per insegnare loro ad usare internet” e anche il “Digital Generation Meeting” in cui “i cittadini, più giovani e quelli meno giovani, possono incontrarsi per parlare dell’esperienza della rete”. Grazie alla vasta campagna in atto, “quest’anno abbiamo aperto 29 nuove aree, e per l’anno prossimo prevediamo altre 39, dove i cittadini devono recarsi quando hanno bisogno di servizi pubblici. E l’anno prossimo, “renderemo obbligatorio anche il ricevere posta digitale dalle istituzione pubbliche, un cambiamento profondo nelle abitudini, che il governo sta seguendo da vicino. Nessuno può essere escluso da questo processo”. Tanto che, dice Petersen “il vero successo della campagna non è convincere le persone che c’è comunque un modo per evitare di fare le cose online, ma convincerli a fare le cose attraverso internet.” 

La sfida della Danimarca, oggi, è questa: abbattere l’unico digital divide che ancora anno, ovvero il problema di come portare in rete quella fetta di popolazione, il 10%, che ancora ne è esclusa. Una sfida che può apparire velleitaria letta da un Paese come il nostro, dove il divario digitale ha dimensioni ben al di sopra del livello di guardia, ma che dimostra quanto i nostri governanti siano lontani dal comprendere il vero ruolo del problema.

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