La mia prima volta. Su Internet

Non diremo certo chi si collegò 30, 20 o 10 anni fa per evitare di svelare le età dei nostri visionist invitati a raccontare pubblicamente il ricordo della loro prima volta su Internet. Anche se, un fischio del modem probabilmente li tradirà. Ecco, allora la loro prima volta (in ordine rigorosamente sparso):

Carlo Piana. 1994 (non 2004, proprio 1994!). Si poteva fare ben poco, il web era appena nato, c’era Gopher, la posta elettronica (già, ma a chi scrivevi?) e comunque con un modem a 14400 bit/sec era un po’ arduo fare molto di più. E non c’era nemmeno il porno, per cui poteva andare bene. Bill Gates diceva che Internet era un giocattolino, il futuro era MSDN, le reti proprietarie. Che dire: un vero preveggente!

Marco Alici. Acquistai il mio primo personal computer nei primi anni ‘90: CPU 486 a 40 MHz, 4 MB di RAM, hard disk da 240 MB, ma niente modem, quindi niente internet. Per quello avrei dovuto aspettare il 1999, quando mia sorella comprò il suo primo computer e il primo modem 56k entrò in casa nostra. Da allora la linea telefonica cominciò ad essere sempre più spesso occupata, e la bolletta sempre più salata!

Mauro Lupi: L’internet degli albori era come una lampada di Aladino. Telnet, Gopher, l’email e – più tardi – il WEB, erano tutti strumenti che d’incanto aprirono la porta a mondi del tutto inaccessibili fino ad allora. Accedere alle risorse delle università americane era come scoprire un armadio pieno di cioccolata… e per una persona ghiotta come il sottoscritto risultò fantastico!

Paolo Catti: Qualche anno prima mio padre – che lavorava nei Sistemi Informativi di una grande impresa italiana – era tornato una sera a casa dal lavoro entusiasta, dicendo che aveva scoperto Internet, una rivoluzione pazzesca, che avrebbe cambiato il mondo in qualche modo che ancora non riusciva bene a capire ma nulla sarebbe più stato come prima. Verso la fine del 2000 avevamo una connessione a casa e ci connettevamo alla rete. Lato mio con una certa delusione: erano pagine statiche con informazioni non molto diverse da quelle che si trovavano sui CD-Rom di allora, ma più brutte. Invece mio padre era ancora entusiasta e diceva cose come: “Un giorno chiunque potrà scrivere quello che sa e pensa e gli altri lo potranno leggere subito”. Io risposi scettico e con filiale senso di sfida: “ma chi potrebbe essere interessato a leggere qualcosa scritto da chiunque?” Poi mi fece vedere un sito in inglese sul Gundam, con tanti disegni: meraviglia!

Giovanni Manca: Questa è la storia dell’arrivo del Ministero delle Finanze su Internet. La pubblica amministrazione in questo caso si fa proattiva e chiede a SOGEI (all’epoca privata) di attivare una connessione Internet per una fiera a Bologna nel 1997. Si parte con il sito nel titolo con due server su CPU 486 e Pentium. Il firewall era il toolkit di Marcus J. Ranum. Un server di posta e un motore di ricerca per la documentazione tributaria. E’ nato il fisco su Internet.

Marco Giorgetti. Fine anni ’90 inizio 2000: il primo ricordo che emerge è ovvio per me: la “cosa” tecnica. Ma in realtà ero affascinato all’idea di dare uno sguardo dentro “la rete”: poter parlare in qualsiasi momento con persone lontane fisicamente da me e imparare qualcosa di nuovo in più. C’erano applicazioni e protocolli per chattare, per scambiare file, c’era la posta elettronica e c’erano tempi di attesa infiniti per usare qualsiasi di questi sistemi. Una grande differenza rispetto ad oggi è che dovevi sapere dove trovare quel che volevi: o lo sapevi o chiedevi a qualcuno che lo sapesse.

Daniele Scasciafratte. Durante le superiori arriva in casa la fatidica connessione ADSL (nel 2005 credo) e si pagava ad ore. Una cosa impensabile oggi. Il costo era forse di 2 euro l’ora? E mi ricordo che potevo avere un’ora o due a settimana a seconda dell’andamento scolastico. Le prime volte in Rete? Nelle riviste di informatica che compravo in edicola ricordo che venivano menzionati siti e software da provare oltre che distro Linux e hacking da fare (mi manchi Hacker Journal!), quindi da futuro programmatore io scrivevo un foglio al computer con le cose che dovevo andare a vedere o scaricare. Le prime interazioni su internet mi riportano invece ai fantastici forum di informatica, occasione di crescita e miglioramento”.

Valentina Spotti. La mia prima volta su Internet è stata senza Internet. Era il 1997 e il prof. ci aveva promesso che saremmo “andati su Internet“, ma che l’avremmo fatto sotto la sua supervisione perché nel 1997 Internet era il posto dove orde di pedofili ti clonavano le carte di credito, e noi non avevamo la carta di credito, ma in compenso avevamo tredici anni. Ho aspettato quel momento per un intero quadrimestre poi, finalmente, il sito della Ferrari (non chiedetemi perché proprio quello). Rimasi perplessa. Chissà cosa mi aspettavo…

Sonia Montegiove. Io, figlia dei BBS che scoprii in un pomeriggio qualsiasi di studio in un laboratorio d’informatica nel seminterrato della facoltà di ingegneria, dell’Internet com’era ricordo il fischio del mio modem che chiudevo nel cassetto della scrivania per non far sentire ai miei genitori che stavo occupando la linea telefonica di casa, i programmi gratuiti su astronomia e matematica che salvavo in floppy disk che ancora conservo in un porta-floppy di plastica trasparente con tanto di chiave (chissà perché), il Netscape e i tempi d’attesa che si tolleravano, la bellezza di scambiarsi informazioni con gli amici su come cercare quello che ci serviva. Che Google non c’era ancora ma probabilmente la curiosità di esplorare era molto più grande di quella di oggi.

Rachele Zinzocchi. «Ma tu ti sei fatto l’account?». Correva l’anno 1994 quando io, novella matricola della Scuola Normale Superiore di Pisa, iniziai a sentir girare quelle parole astruse per i nostri corridoi, di cui ben conoscevo le aule, deputate allo studio della mia filosofia teoretica, del mio Heidegger – da sempre nel mio DNA. Tutte meno una: la misteriosa «sala computer», popolata di entità robotiche non meglio specificate ed equamente distribuite tra quei pazzi degli «scienziati» – i nerd insomma – e rumorosi quanto lenti macchinari che, tra righe verdi di comandi ansiosamente lampeggianti su display e primi timidi affacci su Netscape, iniziarono a dischiudermi l’infinito mondo della Rete. Da lì a scoprire la potenza delle interconnessioni, gli sterminati scenari di conoscenza e ricchezza che mi si rivelavano proprio lì, nel «Tempio del Sapere [cartaceo]», fu un attimo. #SocialErgoSum, avrei iniziato a predicare anni dopo. «Internet Ergo Sum», dicevo però dentro me già allora. Lunga vita alla Rivoluzione che ha cambiato le nostre vite. Purché si rammenti: Internet non è buono o cattivo in sé. È uno strumento: tutto sta nell’uso che se ne fa. Usiamolo bene, allora. Con la testa: il tool fondamentale, oggi più che mai.

Antonio Faccioli. Correva l’anno 1997 e nell’azienda di elettronica dove avevo appena iniziato a lavorare utilizzavamo un pc con un modem 56k per inviare e ricevere contratti. L’anno successivo acquistai un modem, giallo con scocca in metallo che ho utilizzato per alcuni anni, visto che l’ADSL arrivò dalle mie parti qualche annetto dopo. Da lì iniziò la mia avventura nel mondo dell’informatica open, perché senza quel modem non avrei conosciuto il software libero. Qualche mese dopo installai in dual boot affianco a Windows 98 la mia prima distribuzione GNU/Linux: Caldera.

E voi? Ci lasciate nei commenti il racconto della vostra prima volta su Internet?

 

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