Piccoli Truman crescono

“Ascoltami Truman, là fuori non troverai più verità di quanta non ne esista
nel mondo che ho creato per te… le stesse ipocrisie, gli stessi inganni!
Ma nel mio mondo tu non hai niente da temere.

Io ti conosco meglio di te stesso!”
(Christoph in The Truman Show, 1998)

C’era una volta un’azienda che produceva materiale elettrico. Con il passare degli anni divenne leader del mercato: i suoi prodotti entrarono quasi in ogni casa, soprattutto le sue prese elettriche da muro. Il motivo principale della loro diffusione risiedeva principalmente nella politica commerciale adottata dall’azienda, che incentivava sia i costruttori e gli installatori a fornire ai clienti abitazioni “chiavi in mano”, con gli impianti elettrici preinstallati e quelle prese elettriche in ogni stanza, sia i produttori di elettrodomestici ad utilizzare quella tipologia di connessione elettrica nei propri dispositivi. Non aveva nessun vantaggio particolare, anzi milioni di persone ogni giorno prendevano la scossa maneggiando quelle prese, ritenute da molti non particolarmente sicure (tanto che la prima cosa che compravi per la tua casa nuova erano dei dispositivi di protezione antiscossa da applicare alle prese). Ad essere precisi, l’azienda non vendeva i suoi prodotti, ma li affittava agli utilizzatori finali, che infatti firmavano un vero e proprio contratto di licenza d’uso; inoltre a intervalli regolari uscivano nuove tipologie di connessione, a volte non completamente compatibili con le vecchie prese, per cui gli utenti erano di fatto costretti ad aggiornare tutte le prese di casa alla versione più recente ogni volta che dovevano comprare una nuova lavatrice o un tostapane.

Nel tempo la politica dell’azienda si era fatta ancora più aggressiva: avevano in programma di installare impianti elettrici gratuiti, pieni di prese elettriche proprietarie, in tutte le scuole del mondo. Sembrava un grande e nobile progetto filantropico, ma in questo modo si abituavano le giovani generazioni a utilizzare fin dall’infanzia solo quelle connessioni elettriche, di fatto trasmettendo l’idea che quella fosse “la” presa di corrente, e non “una” delle tante possibili e quindi assicurandosi che anche da adulti probabilmente avrebbero continuato a preferire e ad utilizzare quella unica tipologia che conoscevano e nessun altra, magari migliore, magari più sicura, magari liberamente utilizzabile senza pagare l’affitto, ma ritenuta aliena e poco sicura (ma i dispositivi antiscossa, quelli erano sempre necessari).

La storia è ovviamente inventata. Ovviamente, perché l’idea che un produttore di materiale elettrico (o di qualunque altro bene) imponga il suo prodotto utilizzando strumenti di marketing di dubbia moralità come l’offerta gratuita a scuole e istituzioni pubbliche sarebbe per noi inconcepibile in tutta la sua ripugnanza, soprattutto in Italia dove facciamo gare d’appalto anche per la fornitura di carta igienica, per dire quanto teniamo al rispetto delle regole.

Ma cosa accade se nella storia sostituiamo al materiale elettrico un software, ai costruttori edili e agli elettricisti i grandi produttori di computer, ai produttori di elettrodomestici le software house, ai dispositivi antiscossa i programmi antivirus e alle prese di corrente i sistemi operativi per computer o le suite da ufficio? Provate a rileggerla: accade che la storia inventata assomiglia in modo impressionante a una notizia vera, riportata da tutte le principali fonti di informazione (ad esempio questa). E accade, soprattutto, che non solo non ci sembra inconcepibile né ripugnante, ma quasi quasi, un’azienda che scommette sui giovani, che dona respiro ai bilanci sempre stretti delle scuole regalando licenze d’uso dei suoi programmi, quasi quasi ci commuove. E se ci capita di pensare che, beh, in fondo abbiamo bisogno di innovazione e che male c’è se un’azienda propone la sua… ripensiamo un attimo alla vita del povero Truman e chiediamoci insieme a lui se sia davvero meglio vivere in un posto che “è come il mondo dovrebbe essere” (come gli viene detto nel film) o piuttosto, liberamente, nel mondo come realmente è. E se non ci piace, magari provando a cambiarlo.

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