Sostenibilità ambientale, inquinamento, cambiamento climatico e tecnologia: quale relazione?

Dai dati della ricerca della Fondazione per la Sostenibilità Digitale gli italiani riconoscono l’importanza di affrontare urgenti problemi ambientali come quelli dell’inquinamento e del cambiamento climatico: ma sono consapevoli del ruolo che la tecnologia può avere in questa direzione?

Immagine distribuita da Pixabay

Dopo COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che quest’anno si è tenuta a Glasgow, è più evidente che mai la necessità di attuare interventi immediati volti ad affrontare problemi sempre più urgenti, come proprio quelli del cambiamento climatico e dell’inquinamento, e andare incontro ad un futuro Zero Carbon. Problemi dai quali scaturiscono danni che, di fatto, si ripercuotono non soltanto sull’ambiente, ma anche a livello sociale ed economico: un aspetto, questo, che rende sempre più evidente la dimensione sistemica della sostenibilità.

In questo senso, se mettere in campo azioni volte al raggiungimento di una piena sostenibilità ambientale è l’obiettivo – o meglio, uno degli obiettivi – per lo sviluppo sostenibile, è sempre più chiaro che le tecnologie e l’innovazione digitale debbano essere indirizzate in funzione del suo raggiungimento. Ciò non significa soltanto utilizzare il potenziale della digitalizzazione in funzione della sostenibilità, ma anche fare in modo che lo sviluppo tecnologico avvenga sempre più nel rispetto dei criteri di sostenibilità: che è poi, di fatto, uno dei princìpi base della sostenibilità digitale.

Ma qual è la percezione dei cittadini italiani rispetto all’importanza dell’ambiente e della necessità di affrontare i problemi che ad esso sono legati? E qual è il livello di consapevolezza rispetto alle possibilità che, in questa direzione, garantisce la tecnologia? Domande, queste, alle quali la ricerca “Gli italiani e la Sostenibilità Digitale. Cosa ne sanno, cosa ne pensano, condotta dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, fornisce delle prime, importanti risposte.

L’ambiente al primo posto

Per parlare concretamente di sostenibilità non si può non guardare al tema nella sua complessità, e quindi alle dimensioni che ne fanno parte e che la costituiscono: ambiente, società ed economia non possono essere considerati come elementi tra loro separati e indipendenti, ma come elementi sistemici che interagiscono l’uno con l’altro.

Nell’ordine delle priorità degli italiani intervistati troviamo al primo posto l’ambiente (45,5%), seguito dal benessere e la qualità della vita delle persone (38,1%), e più indietro dal modello economico di sviluppo (16,4%)

Tuttavia, forse perché il tema è sempre più al centro del dibattito pubblico, ed è in grado di smuovere maggiormente la sensibilità dei cittadini italiani, la dimensione ambientale è quella considerata come la più importante e urgente. Stando ai dati della ricerca, infatti, nell’ordine delle priorità degli italiani intervistati troviamo al primo posto proprio l’ambiente (45,5%), seguito dal benessere e la qualità della vita delle persone (38,1%), e più indietro dal modello economico di sviluppo (16,4%). Una convinzione che non risente di differenze a livello territoriale: infatti, l’ambiente resta il concetto prioritario per la maggior parte dei rispondenti in tutto il territorio nazionale, con lievi differenze percentuali tra Nord (47,8%), Centro (44,2%) e Sud e Isole (43,2%).

In questo contesto, a confermare l’importanza data all’ambiente ed ai problemi ad esso connessi da parte degli italiani, i dati mostrano un alto livello di attenzione anche verso i due temi dell’inquinamento e del cambiamento climatico. In entrambi i casi, infatti, oltre il 70% degli intervistati giudica i temi proposti come problemi dei quali è necessario occuparsi immediatamente, contro meno del 15% che li vede come problemi gravi ma che abbiamo il tempo di affrontare, meno del 10% come secondari rispetto ad altre priorità e, infine, pochissimi casi – 0,5% per l’inquinamento e 1,6% per il cambiamento climatico – che li vedono come falsi problemi.

La tecnologia per la sostenibilità ambientale: un potenziale poco sfruttato?

Se i dati della ricerca evidenziano l’attenzione degli italiani verso la sostenibilità ambientale, occorre chiedersi quale sia la percezione degli italiani rispetto al digitale, anche come strumento “interagente” con l’ambiente per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. In questo senso, bisogna guardare al digitale non soltanto come un elemento in grado di abilitare azioni volte alla sostenibilità ambientale, ma anche come ad uno strumento che ha esso stesso una propria impronta carbonica, che deve essere considerata. Su questo punto, i dati della ricerca evidenziano una lieve polarizzazione nelle risposte degli intervistati: se infatti quasi il 40% sostiene che la domanda di servizi digitali abbia un impatto poco o per niente forte, il 60% ritiene che ne abbia invece uno abbastanza o molto forte. Nonostante ciò, sono una bassa percentuale (14,6%) gli intervistati che sono in grado di rilevare correttamente quale sia il reale impatto energetico del digitale. In sostanza, anche se più della metà degli intervistati sa che l’impatto dei servizi digitali è rilevante, sono ancora pochi coloro che riescono a stimare correttamente tale impatto rispetto a quelli che, seppur in diversa misura, lo sottostimano.

La ricerca mostra chiaramente come ancora la percezione dell’impatto che il digitale può avere sulla sostenibilità sia legata alla conoscenza superficiale dei fenomeni ed a considerazioni spesso non suffragate da reale cognizione

La sostenibilità nella sua accezione di circolarità tra effetti ambientali, sociali ed economici deve passare per una conoscenza consapevole degli effetti di uno specifico ambito rispetto agli altri – sostiene Luciano Guglielmi, Direttore del Comitato di Indirizzo della Fondazione per la Sostenibilità Digitalee la ricerca mostra chiaramente come ancora la percezione dell’impatto che il digitale può avere sulla sostenibilità sia legata alla conoscenza superficiale dei fenomeni ed a considerazioni spesso non suffragate da reale cognizione”.

Occorre quindi che ai cittadini sia maggiormente chiaro quale sia l’effettiva impronta carbonica del digitale, anche per fare in modo che l’utilizzo di questi strumenti avvenga in modo più consapevole. Considerati anche questi aspetti nel conto totale dei costi e dei benefici, non bisogna ovviamente sottovalutare le enormi opportunità che il digitale stesso è in grado di abilitare, e questo sembra essere chiaro ai cittadini italiani. Opportunità del digitale che diventano sempre più evidenti anche in funzione della sostenibilità ambientale, verso la quale l’innovazione avanza, mettendo a disposizione dei cittadini gli strumenti attraverso i quali poter dare il proprio contributo. Tuttavia, nonostante l’alta percentuale di chi vede la tecnologia come un’opportunità (92%), e nonostante la disponibilità di applicazioni digitali potenzialmente decisive, questo potenziale non sembra essere adeguatamente sfruttato da parte degli italiani. Questo risulta particolarmente evidente guardando, ad esempio, alle applicazioni a supporto della riduzione dei consumi: sono solo il 10%, infatti, gli intervistati che hanno dichiarato di utilizzarle regolarmente, a fronte di un 13% che le usa raramente, di un 27% che dichiara di non conoscerne l’esistenza, e di un 49% che, pur conoscendone l’esistenza, dichiara di non utilizzarle.

L’avvento della società della conoscenza, la pervasiva diffusione del digitale e l’avanzamento tecnologico possono generare disorientamento tra chi non possiede le competenze di base necessarie a vivere consapevolmente il cambiamento, e richiedono l’attivazione di processi formativi adeguati a tutti i livelli

La tecnologia è quindi sì un’opportunità, anche verso il raggiungimento della sostenibilità ambientale, ma sono pochi coloro che trasformano questa opportunità in qualcosa di concreto. E questi dati diventano ancora più significativi se si osserva il ruolo che gli intervistati attribuiscono alla tecnologia in relazione al ruolo che, invece, attribuiscono alla natura: infatti – nonostante la percentuale di chi vede la tecnologia come un’opportunità resti elevata – le più alte percentuali di chi vede la tecnologia come una minaccia sono ricoperte proprio da chi pensa che gli interessi collettivi abbiano la precedenza su quelli individuali e attribuiscono un valore primario alla natura (7,7%), e ancora di più da chi attribuisce un valore primario alla natura, dandogli la precedenza rispetto agli interessi collettivi (10,5%).

“D’altra parte questi dati sono in linea con il generale basso livello delle competenze digitali delle/dei cittadini italiani – commenta Tiziana Catarci, Direttrice del DIAG alla Sapienza, Università di Roma Infatti, come rappresentato dai dati Istat 2019, il 42% dei cittadini non raggiunge le competenze di base e più di un milione di italiani (il 3,4%) non ha alcuna competenza digitale. Il 29% degli utenti di Internet di 16-74 anni ha competenze digitali elevate, mentre il 26% raggiunge quelle di base. L’avvento della società della conoscenza, la pervasiva diffusione del digitale e l’avanzamento tecnologico possono generare disorientamento tra chi non possiede le competenze di base necessarie a vivere consapevolmente il cambiamento, nonché obsolescenza di conoscenze, abilità e competenze, e richiedono l’attivazione di processi formativi adeguati a tutti i livelli.”

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