10 minuti con … Sharing economy

La nascita della cosiddetta ‘economia della condivisione’ si può far risalire al 2008, l'anno d'inizio della sua moltiplicazione su vasta scala. Figlia della crisi economica da una parte, e del boom di smartphone e piattaforme social dall'altra. Ecco una serie di riferimenti per saperne di più e tenersi aggiornati in … 10 minuti

Immagine distribuita da Pix4free con licenza CCO

All’anagrafe dell’economia mondiale la Sharing economy risulta nata nel 2008, l’anno d’inizio della sua moltiplicazione su vasta scala. Figlia della crisi economica, da una parte, e del boom di smartphone e piattaforme social, dall’altra. E condividendo risorse – di ogni genere, dalle auto alle case al cibo – anziché moltiplicarle, si contribuisce a ridurre gli sprechi, l’inquinamento, le emissioni di anidride carbonica. Si contribuisce a sviluppare un mondo più sostenibile.

Ma cos’è esattamente questa ‘economia della condivisione’? Di descrizioni e segni particolari per la sua carta d’identità ne sono stati forniti parecchi, ma una delle definizioni più efficaci pare quella data da Alex Stephany, amministratore delegato di Justpark, un’App per la condivisione di parcheggi nel Regno Unito: “la Sharing economy è ciò che deriva dal rendere disponibili delle risorse sottoutilizzate, riducendo così la necessità di possederle direttamente da parte di tutti i loro fruitori”.

Vediamo, con questa nuova ‘puntata’ della rubrica ‘10 minuti con …’, quali sono i possibili riferimenti – tra libri, siti web e documenti vari – per approfondire l’argomento, saperne di più e aggiornarsi.

La Sharing economy è una realtà multiforme e in piena evoluzione. Arun Sundararajan è docente alla New York University e autore di ‘The Sharing economy: the end of employment and the rise of crowd-based capitalism’, che delinea la crisi del lavoro tradizionale e lo sviluppo del capitalismo basato sulla moltitudine, dell’offerta e degli utenti.

Chi ci guadagna e chi perde, con la Sharing economy

Nel suo libro Sundararajan rimarca: “Capitalista o socialista? Mercato collettivo o gerarchia? Impatto locale o globale? Imprenditore autonomo o drone comandato a distanza? Creazione o distruzione di posti di lavoro? La risposta a ciascuna di queste domande, nell’economia della condivisione, è: sì!”. É un po’ di tutto questo, e niente di esclusivo e ingessato.

Tra le incognite, che sono tante, un aspetto appare più certo di altri: è l’economia delle risorse e dei servizi condivisi e usati da molti, moltissimi, attraverso sistemi controllati da pochi, o pochissimi. Come rileva anche Mario Maggioni, docente di Economia dell’innovazione all’Università Cattolica di Milano, nel suo ‘La Sharing economy’, pubblicato da Il Mulino.

Ma chi ci guadagna e chi perde, con la Sharing economy? A guadagnarci, e tanto, sono sicuramente i fondatori e gestori delle Startup di successo, create da un’intuizione, una scommessa, una sfida. E spesso soltanto “spacciate” come startup basate sulla sharing economy, ma più frequentemente basate su logiche proprie della platform economy. Come Airbnb, nata a San Francisco da tre materassi gonfiabili dati in affitto in occasione di un convegno (da qui, “Air bed and breakfast”), o come Gnammo, lievitata da una cena tra amici a casa di uno bravo ai fornelli. Molte di queste attività di ‘sharing’ sono state colpite duramente dalla pandemia mondiale, ma per anni hanno prosperato, e con ogni probabilità torneranno a farlo.

Sharing economy e concentrazioni di mercato

Ma a fronte di bilanci da Paperone per pochi, migliaia, decine di migliaia, di altre idee e iniziative nel mondo non hanno uguale fortuna, dato che il 93% delle imprese innovative non supera i primi tre anni di vita. Vincono in pochi, e prendono tutto. O quasi.

“Al di là di tanti discorsi sulla democratizzazione dell’economia, come quelli di Jeremy Rifkin, la Sharing economy sembra caratterizzata da un’alta concentrazione di mercato”, sottolinea Maggioni, all’interno di scenari che in molti casi portano a “oligopoli molto concentrati”.

Altri libri, in italiano, che approfondiscono l’argomento sono, ad esempio, ‘La Sharing economy: dai rischi incombenti alle opportunità possibili’, pubblicato da Ediesse, e ‘Le politiche della condivisione. La Sharing economy incontra il pubblico’, stampato da Giuffrè editore.

Altri volumi analizzano aspetti particolari della Sharing economy, come ‘Il caso Uber. La Sharing economy nel confronto tra Common law e Civil law’, realizzato da Egea, la casa editrice dell’Università Bocconi, che ha pubblicato anche ‘Crowdfunding. La via collaborativa all’imprenditorialità’.

Anche questa è una ‘Great transition’

Tra i molti titoli sul tema disponibili in inglese si possono segnalare, ad esempio, il saggio della sociologa americana Juliet Schor, ‘Debating the Sharing economy’, e ‘Sharing cities: a case for truly smart and sustainable cities’, pubblicato da The Mit Press.

Wired è sempre una rivista interessante per informarsi sulle ultime novità dell’innovazione e per cogliere gli effetti che queste determinano sulle mode e i trend della società.

Si trovano temi collegati alla Sharing economy anche sui siti web e nelle newsletter di Friends of the Earth e di The great transition, e sul sito di Rachel Botsman, esperta di innovazione e docente all’Università di Oxford, di cui su Instagram si può anche seguire il profilo @rachelbotsman.

Fare Sharing di conoscenza con Slideshare

Sempre su Instagram si trovano argomenti e novità consultando ad esempio i profili #rethinking, o quello di Yochai Benkler (#yochaibenkler), autore del libro ‘The penguin and the leviathan: how cooperation triumphs over self-interest’, e di Lawrence Lessig (#lawrencelessig), che ha scritto il volume ‘Remix. making art and commerce thrive in the Hybrid economy’.

Anche sul sito web di Slideshare si possono trovare molte informazioni – oltre che Slide – sul mondo del Sharing (è essa stessa una piattaforma di condivisione, in questo caso condivisione di conoscenza), ad esempio un rapporto di ricerca intitolato ‘Sharing is the New buying’, e molti altri ancora.

Facebook Comments

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here