La ricombinazione meiotica per la sostenibilità: intervista a Giacomo Bastianelli

Migliorare la qualità delle colture e renderle più robuste e resistenti alle malattie, senza dover ricorrere alla chimica, favorendo la cosiddetta “natural genetic variation”. Questo l’obiettivo principale del lavoro di ricerca e imprenditoriale di Giacomo Bastianelli, giovane “cervello in fuga” che circa dieci anni fa ha fondato a Parigi la startup Meiogenix insieme allo scienziato Alain Nicolas. La sua startup ha recentemente firmato un importante accordo con Bayer, mirato allo sviluppo di nuove soluzioni genetiche in grado di affrontare le sfide future dell’agricoltura in un contesto di limitate risorse naturali ed un clima che cambia drammaticamente.

Le tecnologie che sviluppiamo hanno come obiettivo quello di migliorare la ricombinazione meiotica, il processo naturale alla base della generazione della diversità genetica che osserviamo in natura” – spiega Bastianelli, che ha conseguito un dottorato in biologia computazionale e ingegneria proteica presso l’Istituto Pasteur di Parigi e un master in biotecnologia farmaceutica presso l’Università di Bologna. “Agendo sulla ricombinazione meiotica è possibile identificare nuove varietà di piante in modo molto più rapido e preciso di quanto non si possa fare in modo tradizionale attraverso metodi tradizionali. Grazie all’accordo con Bayer avremo la possibilità di vedere applicati anni di ricerca a favore della sostenibilità non solo ambientale ma anche economica”.

Come funziona la meiosi? E come questa può contribuire anche al raggiungimento del goal 2 di Agenda 2030?

La meiosi è il processo alla base della riproduzione di tutti gli organismi e in particolare la ricombinazione meiotica permette lo scambio di regioni genomiche tra i cromosomi della cellula. La ricombinazione meiotica è alla base della diversità genetica in agricoltura. La meiosi, pertanto, consente l’accesso a una biodiversità naturale, facilita lo sviluppo di nuove caratteristiche agronomiche delle piante a consumo alimentare come la resistenza allo stress ambientale, a malattie e insetti nocivi delle piante sempre salvaguardando la produttività. L’ambiente sta cambiando rapidamente, principalmente a causa dell’uomo, e vanno trovate urgentemente soluzioni che permettano al mondo vegetale di crescere in condizioni climatiche estreme. Questo non solo per sfamare una popolazione in forte crescita ma anche per favorire una risposta naturale a questa virata del clima.

Qual è il ruolo del digitale nella vostra attività di ricerca e sviluppo?

Il cuore delle nostre ricerche è sulla genetica delle piante. Ciò però necessita l’analisi di volumi di dati estremamente grandi (la sequenza del genoma di grano, per esempio, è 17gb, >5x quello del genoma umano) e quindi abbiamo bisogno anche di data science per analizzare tutti questi dati per identificare le caratteristiche di queste nuove varietà.

Quali saranno gli sviluppi futuri?

Apriremo una filiale negli Stati Uniti dove svilupperemo dei programmi di selezione vegetale in collaborazione con partner accademici e industriali non solo su colture come il grano e il mais ma anche su alberi da frutto e su verdura.

Come è stata la vita da ricercatore lontano dal Paese di origine?

Nell’ultimo decennio con la nostra startup abbiamo costruito un know-how unico, brevetti e un network di esperti che ci hanno aiutato ad aumentare la diversità genetica delle piante attraverso la modulazione della ricombinazione meiotica. Sono partito dall’Italia diciotto anni fa’: ho iniziato i miei studi all’Università di Bologna e poi proseguito a Barcellona, San Diego, Amsterdam e Parigi. Ho mantenuto i contatti con l’Università di Bologna e chiaramente mi piacerebbe poter sviluppare collaborazioni anche in Italia. C’è voluto molto tempo, dieci anni appunto, per vedere applicato il nostro lavoro di ricerca e la ragione è la seguente: eravamo troppo in anticipo rispetto alla conoscenza scientifica di base e quindi abbiamo dovuto investire tempo e risorse nella ricerca di base che normalmente viene fatta dalle università. Chiaramente non è stato facile “sopravvivere” come startup in questi anni ma essere partiti in anticipo ci ha dato un vantaggio che adesso ci vede come punto di riferimento e leader tecnologico a livello mondiale. Molti degli accademici che lavorano in questo campo collaborano con noi e questo network che abbiamo sviluppato e nutrito non solo ci da un vantaggio competitivo ma è estremamente benefico per ciascuno dei nostri collaboratori accademici.

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