I biocarburanti per la decarbonizzazione della mobilità sostenibile

L'innovazione e l'utilizzo dei biocarburanti sono tra le soluzioni chiave per raggiungere una decarbonizzazione efficace del settore dei trasporti, sempre più verso una mobilità sostenibile

Immagine distribuita da Pixabay con licenza CCO

La transizione verso una mobilità sostenibile rappresenta una sfida fondamentale per contrastare i cambiamenti climatici e ridurre l’impatto ambientale dei trasporti. In questo contesto, l’innovazione e l’utilizzo dei biocarburanti sono tra le soluzioni chiave per raggiungere una decarbonizzazione efficace del settore dei trasporti. Questo perché le emissioni di gas serra generate dai veicoli contribuiscono in modo significativo all’inquinamento atmosferico e all’aumento delle temperature globali. La necessità di ridurre queste emissioni, quindi, spinge a cercare soluzioni innovative per sostenere la transizione verso una mobilità a basse emissioni di carbonio. In questo contesto, l’impegno di aziende come Eni nel campo della ricerca e dello sviluppo di una mobilità elettrica o della produzione di biocarburanti sostenibili sta aprendo nuove prospettive.

L’approccio di Eni

Seguendo gli obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e l’Accordo di Parigi sul clima, Eni è fortemente orientata al raggiungimento della carbon neutrality entro il 2050. Per farlo, l’azienda ha tracciato un percorso di decarbonizzazione olistico e trasversale, che mira a ridurre le emissioni su diversi fronti e lungo l’intero ciclo di vita dei suoi prodotti. Per raggiungere questo obiettivo vengono sviluppate le sinergie tra le diverse tecnologie disponibili. In questo percorso Eni ha inserito diversi vettori energetici, come i biocarburanti ottenuti da scarti e residui. A partire dal 2023, si prevede un aumento dell’utilizzo di oli derivati da colture non concorrenti con l’industria alimentare e a basso rischio di deforestazione, biometano, idrogeno ed energia elettrica.

I biocarburanti: un contributo cruciale alla decarbonizzazione

I biocarburanti si sono affermati come una delle soluzioni più promettenti per la decarbonizzazione del settore dei trasporti. Questi combustibili, prodotti da materie prime biogeniche come piante, offrono un’alternativa sostenibile ai carburanti tradizionali. Un esempio significativo in questa direzione è rappresentato proprio da Eni, che ha sviluppato tecnologie all’avanguardia per la produzione di biocarburanti a basso impatto carbonico e intrapreso una serie di iniziative per promuovere l’utilizzo di questi combustibili.

Nel 2014, infatti, Eni ha iniziato la produzione di biocarburanti attraverso la trasformazione di oli vegetali e biomasse residue in HVO (olio vegetale idrogenato). In altre parole, utilizzando materie prime non alimentari, come rifiuti organici e scarti di biomasse agricole, forestali e dell’industria alimentare, per la produzione di biocarburanti. Questo HVO viene poi miscelato con il gasolio per creare il carburante premium Eni Diesel +.

Eni è l’unico produttore in Italia e il secondo in Europa del biocarburante HVO, che può essere utilizzato anche al 100% in forma pura. L’HVO puro è già utilizzato in vari contesti, come sui mezzi di terra negli aeroporti e in alcune aziende logistiche, e ha ottenuto ottimi risultati nei test su autobus, veicoli pesanti e treni. Inoltre, la ricerca si sta impegnando anche nello sviluppo di carburanti sostenibili alternativi per l’aviazione, in modo da intervenire anche in un settore di grande impatto come quello del trasporto aereo.

La produzione del biocarburante HVO di alta qualità è resa possibile da Eni grazie alla tecnologia Ecofining™, che si differenzia dalle tecnologie tradizionali poiché consente di ottenere biocarburanti di alta qualità indipendentemente dalla materia prima di partenza.

Le bioraffinerie di Venezia e Gela sono state trasformate per utilizzare Ecofining™ nella lavorazione di materie prime di origine biologica, come oli vegetali, grassi animali e oli da cucina usati. Inoltre, si prevede un aumento nell’utilizzo di scarti e residui provenienti dall’industria alimentare. Allo studio di Eni c’è anche la fattibilità di una terza bioraffineria a Livorno, dove è prevista l’installazione di un impianto Ecofining™ in grado di trattare 500 mila tonnellate di biomassa all’anno.

Non solo ambiente: un nuovo modello economico

Eni ha avviato anche un modello di integrazione verticale, puntando alla produzione di volumi importanti di olio vegetale da agri-feedstock, ossia prodotti agricoli ottenuti con progetti di recupero di terreni abbandonati, altamente degradati o semi-aridi di alcuni Paesi africani.

Questi prodotti agricoli vengono raccolti negli “agri-hub” di Eni, e poi trasportati nelle bioraffinerie, per essere trasformati e convertiti in biocarburante HVO.

Uno di questi Paesi è il Kenya, dove in alcuni terreni degradati, per non competere con la produzione alimentare, vengono coltivate piante di ricino, resistenti alla siccità, con una rapida crescita e ricche di olio. Una volta raccolti i semi della pianta, vengono inviati al primo centro di agricoltura avanzata del Paese e dell’intero continente africano, realizzato da Eni, che si trova a Wote. Qui i semi del ricino vengono spremuti per estrarre l’olio, che viene lavorato e inviato alle bioraffinerie Eni, dove sarà trasformato in biocarburanti. Già all’inizio di ottobre 2022, la prima spedizione di olio vegetale prodotto da Eni in Kenya ha lasciato il porto di Mombasa diretta alla bioraffineria di Gela.

Da est all’ovest, dall’Africa all’Asia, con un passaggio dall’Italia, Eni sta collaborando con migliaia di agricoltori in tutto il mondo. L’azienda ha firmato accordi con sette paesi, tra cui Angola, Congo, Costa d’Avorio, Mozambico, Ruanda e appunto Kenya, e sta conducendo sperimentazioni e studi di fattibilità in altre nazioni, inclusa l’Italia e il Kazakistan. L’obiettivo è sviluppare piante, chiamate agri-feedstock, che producono oli vegetali, la materia prima necessaria per la produzione di biocarburanti che alimentano il sistema di bioraffinazione.

I progetti agri-feedstock di Eni sono conformi agli alti standard europei e internazionali. Lo sviluppo di queste coltivazioni non interferisce né con la produzione tradizionale di colture alimentari, come cereali o canna da zucchero, né con le risorse forestali. Alcune delle colture già utilizzate includono ricino, croton, brassica, camelina e co-prodotti del cotone.

I terreni selezionati per la coltivazione in questi paesi sono principalmente aree abbandonate o fortemente degradate a causa di fenomeni come desertificazione, erosione, siccità e inquinamento. Attraverso questi progetti, queste aree vengono valorizzate, generando un impatto positivo sugli agricoltori che possono ottenere entrate stabili e dirette nel lungo periodo. Inoltre, il modello di business di questi progetti è vantaggioso sia per i piccoli che per i grandi agricoltori, poiché permetterà un significativo impatto occupazionale, coinvolgendo fino a un milione di famiglie entro il 2030.

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