Agritech, il 2% le start up innovative nell’agroalimentare in Italia

Secondo il censimento dell' Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano sulle start up più innovative del panorama agroalimentare mondiale, i primi due posti sono occupati dalla canadese Index Biosystems e dall’americana My Animl

Immagine distribuita da Wikimedia Commons con licenza CCO

Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano, che si è proposto di censire tutte le start up più innovative del panorama agroalimentare mondiale, sono circa 2.000 le start up nel mondo specializzate in questo segmento. La mappa del censimento 2023, frutto di un’approfondita analisi, che sarà al centro di un convegno finale previsto per il prossimo 16 marzo in collaborazione con l’Università di Brescia, conta precisamente 1.199 start up, con la canadese Index Biosystems e l’americana My Animl tra le più innovative.

Ad Index Biosystems infatti si deve la geniale invenzione del tag biologico, che sostituisce l’etichetta e il QR code nella tracciabilità dei prodotti. Questo tag microscopico ricavato dal lievito di birra viene posto sui prodotti al fine di seguirne tutte le fasi dal campo alla tavola. My Animl invece è stata in grado di creare il riconoscimento facciale dei bovini al fine di monitorarne lo stato di salute e avvisare in tempo l’allevatore nel caso di inizio di una patologia.

Le invenzioni ingegnose in questo campo sono le più svariate. L’Italia però è solo al 15esimo posto, con meno del 2% delle start up, mentre il 27% è negli Stati Uniti, il 7% nel Regno Unito e India, il 6% in Canada e il 3% in Germania. Secondo Chiara Corbo, direttrice dell’Osservatorio, il risultato per l’Italia non è poi così negativo: “Rispetto a un anno fa, quando ne abbiamo contate circa 700, il numero di start up dell’agrifood è cresciuto notevolmente. In Italia il numero è diminuito, ma la 15esima posizione su una classifica che include tutto il mondo, è comunque da considerarsi un buon piazzamento” – commenta Chiara Corbo specificando che nel monitoraggio rientrano tutte le imprese del comparto agrifood nate dopo il 2017 che si occupano di innovazione dal campo all’industria, fino alla grande distribuzione e ristorazione.

Inoltre, la metà delle start up del mondo e in particolare quelle asiatiche, sono attive nell’e-commerce e food delivery, dando una misura precisa di quali siano i trend dell’innovazione in campo agricolo e alimentare. In aumento anche le start up contro lo spreco alimentare, mentre in Italia, oltre ai canali di vendita online, è in crescita la Data Analysis, ovvero sensori intelligenti o droni dall’alto che raccolgono i dati nel terreno o sulle colture, per poi elaborarli con algoritmi sofisticati in grado di progettare modelli predittivi che aumentano l’efficienza produttiva dell’azienda.

In questo filone di innovazione, le start up che hanno inventato app in grado di interpretare i dati sono aumentate del 20%. Il vertical farming invece non è un trend in crescita, nonostante l’attenzione mediatica su questo nuovo tipo di coltivazioni in verticale e in edifici chiusi, attirando solo il 3% delle start up. Secondo Chiara Corbo le motivazioni sono diverse, come l’alto consumo energetico e il costo più alto delle produzioni, mentre stanno investendo in questa direzione i paesi arabi e Singapore che hanno scarso suolo fertile.

Stenta a decollare anche la blockchain, come spiega la direttrice dell’Osservatorio: “Le start up che si sono concentrate sulla blockchain l’anno scorso erano il 3% e quest’anno non sono aumentate. La verità è che stiamo ancora cercando di comprendere quali siano i benefici concreti portati da questa tecnologia per la tracciabilità nell’agroalimentare. Senza contare che la fetta dei consumatori che conosce la blockchain è limitatissima” – conclude Chiara Corbo.

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